Due punti e a capo

Pechino e Shanghai, due dritte per voi

Se per caso passate da Pechino e Shanghai, e volete capire come vanno le cose da quelle parti sulla scena artistica e non, ho due dritte per voi. Partiamo da Pechino. Lì ho scoperto un duo veramente eccezionale: sono entrambi francesi, vivono insieme, hanno due figli, lui si chiama Gael Thoreau, lei Marianne Daquet. Lui si è inventato il Beijing Sideways, lei ha fondato la scuola d’arte Atelier.cn.com. Di che si tratta è presto detto. Gael ha comprato un vecchio e splendido sidecar cinese e ci ha montato su un bel business. Si carica sul sedile posteriore con accanto due persone e gli fa fare, in quattro ore, un turbinoso giro nella Pechino più bella e inconsueta: dai grattacieli agli hutong (qualcosa di molto simile agli slums indiani), dalle bellezze del contemporaneo a quelle della tradizione. Veramente un’esperienza. Gael ormai ha preso il ritmo della guida pechinese (spaventosa anche per un italiano!) e ti fa girare il meglio della capitale cinese sfrecciando sia per le autostrade a quattro corsie, come nei minuscoli vicoli della città vecchia (senza casco!!). Un vortice entusiasmante perché consente visioni parallele, confronti tra vecchio e nuovo, tra grigiume e colorato, tra povero e ricco, che sono poi l’essenza della Cina di oggi. Con il suo roboante sidecar ci ha portato così fin dentro i giardini del palazzo dell’Opera (Sì, fin dentro i giardini!! Ma dice che si può), ai piedi di Parkview green (un mall che somiglia di più ad un museo di arte contemporanea), in mezzo ai supergrattacieli per poi lanciarsi in un lungo percorso tra quella specie di baraccopoli che pulsa nel cuore della metropoli dove si incontra un’umanità veramente unica. Il tutto con spiegazioni e commenti da letterato.

Il giorno dopo invece abbiamo conosciuto Marianne. Appuntamento nel nuovo quartiere d’arte, quello che ha fondato Huang Rui dopo aver lasciato l’Art district 798, una zona questa ancora di grande tendenza ma considerata ormai troppo incline verso attività commerciali. Ristorante (buono) rigorosamente cinese ed ecco Gael presentarci la sua bella. Marianne nasce artista ma poi si converte verso l’insegnamento e apre una scuola, che si chiama appunto Atelier art school, che è poi l’unico spazio dedicato all’insegnamento creativo di Pechino. Marianna è più pacata nella narrazione del suo barbuto e vulcanico marito, ma non per questo meno efficace. Tra un pollo fritto al limone e un riso cantonese ti racconta l’essenza della scena artistica pechinese, ma soprattutto ti descrive la sua scuola, i suoi allievi e il suo progetto. Gael e Marianne sono una coppia imperdibile per chi va a Pechino.

A Shanghai invece vi segnalo una via più tradizionale ma non per questo meno affascinante. Mi riferisco a Mariagrazia Costantino, orientalista, sinologa ma soprattutto Art Director di Ocat Contemporary Art Terminal Shanghai e ancor più soprattutto, se così si può dire, unica italiana ad avere un ruolo importante in una istituzione pubblico privata cinese di prestigio. Mariagrazia è tutto questo. La contatto e le mi porta subito al sodo, cioè nel suo spazio museale: 1,400 metri quadri nel mezzo di un cantiere edilizio, nel centro della città. Perché quelli di Ocat fanno così, costruiscono cominciando dall’arte. E da lì viaggiamo sui grandi movimenti cinesi contemporanei, sulle tendenze, sugli investitori. Lì, in una collettiva, trovo anche esposto il ”nostro” Giovanni Ozzola, vincitore del Talent Prize 2010. Quattr’ore insieme molto intense. Mariagrazia è veramente brava. Per questo scriverà per noi di Insideart.

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