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The power of architecture

«L’architettura è incarnazione dell’incommensurabile. Un architetto deve percepire la trama divina su cui sono tessute le cose del mondo» scrisse con inconfondibile tensione filosofica Louis Kahn, visionario architetto statunitense, a cui il Design Museum di Londra dedica un’ampia retrospettiva fino al 12 ottobre. La mostra è intitolata The power of architecture ed è curata dal Vitra design Museum in collaborazione con Netherlands architecture institute e Architectural archives University of Pennsylvania. Ripercorre la carriera dell’artista attraverso l’approfondita documentazione dei progetti e della riflessione teorica, esemplari di acquarelli e disegni, schizzi ispirati dai viaggi e lettere. Non mancano fotografie e filmati, tra cui il documentario My architect, girato dal figlio Nataniel, con un percorso di riprese attraverso i grandi edifici progettati, tra cui The Yale Center for British Art, l’Istituto Salk o l’Indian Management. Il toccante tributo è stato candidato nel 2003 all’Oscar come miglior documentario e include interviste ad architetti di fama come Frank Gehry, Philip Johnson, o Shamsul Wares.

Louis Kahn fu progettista, insegnante e filosofo dell’architettura; da docente alla School of architecture di Yale trasformò l’università in una culla di scambi intellettuali tra studiosi e professionisti e stimolò un’incessante ridefinizione dell’intima essenza della disciplina, per verificarne fondamenti e finalità, alla luce della crisi che l’arte del costruire viveva nel secondo Dopoguerra. L’amico e collega George Howe la definì ”arte in bilico tra pensiero e sensazione”. Nel discorso di Otterlo, all’ultimo Convegno Ciam (Congresso internazionale di architettura moderna) del ’65, Kahn sottolineò, con afflato etico, che si tratta di ”un fare con una precisa connotazione sociale”. La mostra al Design museum è una panoramica che parte dalle prime commesse per case unifamiliari, in cui affrontò il tema della pianificazione urbana, fino agli ultimi lavori, caratterizzati da solenni forme euclidee e simmetrie monolitiche. L’esposizione si articola in sei macrotemi. Il primo è la città, affine a quello della comunità, che raccontano l’impegno negli edifici pubblici, massima aspirazione di chi vuole dar forma allo spirito dell’architettura. «La città va pensata come il custode di un tesoro di spazi – ripeteva agli studenti – si misura dal carattere delle sue istituzioni». Queste ultime sono concetto fondamentale della sua poetica, perché ogni edificio deve servire un’istituzione dell’uomo, e l’architetto deve conoscerne profondamente la natura prima di affrontare un progetto. Come all’istituzione dell’apprendere Kahn consacrò il Centro di ricerche mediche Newton – Richards di Philadelphia, la Biblioteca della Phillips Exeter Academy nel New Hampshire o lo Yale Center for British art, così realizzò per l’istituzione del governare la monumentale sede del Parlamento del Bangladesh a Dacca, o per l’istituzione della spiritualità la prima chiesa unitariana a New York.

Altro nucleo tematico è la scienza. Emerge la meticolosa attenzione alle nuove tecnologie e ai materiali, di cui bisogna esprimere al massimo ogni potenzialità. Dalla relazione con la collega Anne Tyng fermentò l’interesse per il movimento tecno-organico, l’idea di una stretta connessione tra natura, geometria e architettura; di qui un approccio seriale alla costruzione, che culminò nel progetto mai realizzato della City Tower, futuristico grattacielo di strutture modulari generate dal tetraedro. Il tema del paesaggio illustra l’importanza che Kahn riservò alla natura nei progetti, inserendovi spesso alberi o fontane per esaltarne la vivibilità. Trasse ispirazione dagli edifici definiti come fonti del benessere. «Quando si entra in un ufficio pubblico preposto alla gestione urbanistica di una città, appena entrati, si dovrebbe vedere la città promessa: in una grande sala la città dovrebbe mostrare le sue aspirazioni e comunicarle al pubblico», disse in una conferenza del ’69. Con lungimiranza dedicò molti scritti all’elemento dell’acqua, bene prezioso da non trascurare mai, come dimostra la volontà di dare impulso alla progettazione di un monastero partendo proprio da una fontana. Col tema della casa si conoscono i lavori per i complessi residenziali. «Non voglio ideare “una” casa, ma la casa, esplorando l’istituzione umana dell’abitare». La sezione Eternal attesta l’amore per la storia e le riflessioni sul concetto di monumentale. I viaggi nel Mediterraneo determinarono una fascinazione permanente per la classicità: ”mi sto rendendo conto che l’architettura d’Italia resterà la fonte d’ispirazione dei lavori futuri – scrive in una lettera ai colleghi – qui tutte le forme pure sono state sperimentate”. Ammirando quei capolavori imponenti scoprì la forza delle murature, il potere del chiaroscuro e l’importanza della luce. In particolare, commosso dinnanzi alla grande apertura al cielo nel Pantheon, disse: «alle soglie in cui si incontrano luce e silenzio sta il santuario dell’arte».

Dal 9 luglio al 12 ottobre, Design Museum, 28 Shad Thames, London; info: www.designmuseum.org

 

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