Un filo lungo tremila anni

Tremila anni e non dimostrarli. Questi sono gli aquiloni, amici di grandi e piccini in volo fino al 28 giugno nel suggestivo scenario della sala santa Rita di Roma. Aquiloni: un filo lungo tremila anni dà il titolo all’esposizione di cento esemplari che raccontano di mondi culturali estremamente diversi, dalla Cina, alla Nuova Zelanda, all’Afghanistan passando per l’Italia. Colori, forme, dimensioni si alternano secondo un percorso ben definito dal curatore della mostra Guido Accascina, collezionista e costruttore stesso di aquiloni. A legare queste splendide sculture di carta è quel filo indistruttibile che si genera dal loro dialogo con il vento. Il vento come linfa vitale che li anima e dà a loro energia. Un legame che dura da circa tremila anni, raccontato attraverso la sezione storica dove a un ordine cronologico si accosta una serie atemporale di chiavi di lettura e di interpretazioni.

La genealogia degli aquiloni viene data invece nella sezione progetti, in cui partendo da alcune forme base, se ne ripercorre l’evoluzione: dalle classiche losanghe ai combattenti, dai box ai delta acrobatici, dai primi aquiloni da trazione ai moderni aquiloni da kitesurf. Ad accompagnare lo spettatore, nelle dinamiche di funzionamento dell’aquilone è la sezione tecnica. Una spiegazione chiara e lineare che si snoda attraverso quelle forze statiche e dinamiche responsabili della vita dell’aquilone stesso e del suo comportamento. Completa il tutto lo studio dei materiali e il loro mutamento nella storia. Dalla carta di riso e il bambù fino al tessuto da spinnaker e il carbonio, dai fili di cotone ai resistentissimi cavi di traino in Dyneema. Un progresso questo che ha permesso ai costruttori stessi di sperimentare cose che in passato erano assolutamente impensabili come i voli del kitesurf, lo snowkite, il landboarding o il jumping. Ingegneria statica e dinamica, scienza, materiali sempre più sofisticati e tanta fantasia. Questi tutti gli elementi in mostra che affascinano e guidano in un mondo irreale fatto di immaginazione e soprattutto libertà.

Fino al 28 giugno, sala Santa Rita, Roma; info: www.culturaroma.it