Inaugura Game over

Si chiama Game over ma è una mostra che ha appena inaugurato. Curioso ma vero, bisogna andare a vederla per togliersi il dubbio del perché l’esposizione si chiami così. Una volta che si è nella galleria romana White noise di fronte alle opere di Stefano Gentile, è tutto più chiaro. Quella scritta pixelata del titolo rimanda a quelle che abbiamo visto comparire centinaia di volte alla fine di un videogioco e tutta la mostra ne segue chiaramente la stessa estetica, facendoci fare un tuffo nel passato, attraverso i personaggi virtuali con cui tutti siamo cresciuti. La scelta dell’allestimento è orientata a fornire un continuum con le tele appese alle pareti, e l’effetto parco giochi che ne risulta crea volutamente un effetto spiazzante che porta a tornare indietro verso la porta d’ingresso e domandarsi: ma sono entrato nel posto giusto? Avvicinandoci meglio alle opere, però, notiamo qualcosa di diverso. La realtà ludica e fittizia di cui si appropria Gentile, è stata da lui manipolata, distorta, con l’accostamento irriverente di altre immagini provenienti dalla realtà storica, che documentano conflitti, crisi, disastri ecologici, anch’essi ben impressi nella nostra memoria. Le tele in mostra sono state create ad hoc dall’artista, alternandole a installazioni, video e a una serie di elementi che riecheggiano i toni pop dei lavori.

Palloncini variopinti disposti sul pavimento del piano inferiore, peluches appesi alle pareti che si sposano con i soggetti tridimensionali delle tele patinate dai colori brillanti. Il kitsch che trionfa attraverso stridenti contrasti tra elementi ludici e documenti storici, che apparentemente seguono le pagine di un racconto figurativo spiegato ai bambini. «Non è l’aspetto didattico che mi interessa. Non cerco di spiegare niente a nessuno. Le immagini che utilizzo provengono tutte dalla mia memoria di infanzia e dagli episodi che ho vissuto, direttamente o indirettamente», spiega Gentile. In quel marasma di immagini assurde per associazioni, è quindi possibile trovare il Duce a cavallo di un mini pony rosa o un mattone del Tetris che va a formare il pezzo mancante del muro di Berlino o ancora un immobile busto di Stalin contornato dagli Space invaders. La memoria individuale filtra i ricordi e, per quanto cerchiamo di mettervi ordine, tratteniamo solo le immagini che vogliamo trattenere. Gentile non cerca di mettere ordine, sguazza nel caos che gli dà manforte, spingendolo verso un’iperrealtà che è reale nei tratti, ma solo parzialmente nei contenuti. Cosa ci rimane di quelle immagini del passato diventate icone? Dei simulacri dell’era del virtuale in cui è impossibile distinguere i baffi di Super Mario Bros da quelli di Saddam. Ben riassume l’esposizione la frase di Marx, citata dai curatori della galleria: “la storia ripete sempre due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Game over.