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Arte e mercato, le distanze tra Franceschini e Google

«Il futuro dell’arte è online, ma soprattutto la sfida sarà sul telefonino» parola di Eric Schmidt (foto a sinistra), presidente di Google. Oggi Schmidt è a Roma, ha partecipato a un dibattito con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini (foto a destra in basso), nella sede del Mibac, e ha spiegato che il colosso del web da lui guidato e diretto ha già una piattaforma digitale per le opere d’arte e su uno smartphone si può già rendere visibile tutto ciò che c’è in un museo. Sul fronte commerciale, inoltre, un negozio d’arte può mettere online le opere da vendere. «Sono due modi per aiutare a promuovere l’arte – ha detto – nel mondo ci sono 2,5 miliardi di utenti di internet dei quali ben due miliardi lo usano sul telefonino. E la prossima generazione di telefonini – ha aggiunto – avrà schermi a sei pollici». Insomma per il boss del gigante informatico un paese come l’Italia, ricchissimo di opere d’arte, dovrebbe approfittare di queste opportunità. Ma se l’approccio statunitense, anche sul fronte artistico culturale, è più orientato verso le logiche del mercato, dall’Italia arriva un altolà che ad alcuni può sembrare una zavorra un po’ ”bizantina”, ad altri, invece, un opportuno istinto di protezione nei confronti di un’identità che esula dalle logiche del profitto.

«La cultura è un servizio che si rende al di fuori delle logiche di mercato» ha replicato Franceschini. Un prodotto, secondo lui, non può essere di grande valore culturale ma non essere redditizio e quindi occorre mettere confini fra ciò che si fa al servizio dell’umanità e ciò che si fa per profitto. Tuttavia il ministro riconosce: «L’Italia è arretrata per quanto riguarda la digitalizzazione nel settore della cultura e del turismo, per questo abbiamo già adottato delle misure nel decreto legge Cultura e Turismo tese a colmare il gap e stiamo facendo grandi sforzi per creare delle professionalità nel settore del web». Da via del Collegio romano non si esclude che si possa avviare una collaborazione con Google per digitalizzare tutto il patrimonio artistico e monumentale italiano, magari in 3D, ma, ha precisato Franceschini: «Terreni di collaborazione di questo genere si possono trovare sottraendoli però a logiche di mercato».

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