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Fotografia e scultura

Dal 15 maggio la galleria Bianconi ospita la mostra Primo lavoro, un dialogo sulle origini e sui fondamenti del linguaggio che pone a confronto opere scultoree di Nanni Valentini e fotografie inedite di Francesco Jodice, dialogo curato e mediato da Walter Guadagnini e Flaminio Gualdoni. Una conversazione a distanza tra due artisti separati dal tempo e dalla tecnica ma uniti da una continuità di strumenti concettuali e poetici. Le opere di Nanni Valentini e quelle di Francesco Jodice narrano di un comune approccio alla creazione e alla realizzazione dell’opera come momento di verifica e come desiderio di rimettere in discussione le pratiche disciplinari.

Proprio da questi presupposti Francesco Jodice comincia a elaborare la serie di immagini realizzate appositamente per questa esposizione. Confrontandosi con due grandi temi, quello del ritratto e quello del paesaggio, Jodice costituisce un dispositivo visivo che funziona come una verifica della fotografia in quanto prelievo e insieme costruzione del reale, attraverso la quale il mondo può essere non solo visto e interpretato, ma anche ricreato. Per ottenere questi risultati, mette in campo due modalità operative opposte: una prima di carattere esplicitamente voyeristico che coglie i propri soggetti ignari e indifesi. La fotografia diviene un’investigazione del quotidiano, uno spionaggio della medietà: «Una maniera per riflettere – dichiara Jodice – sulla nostra abitudine ad associare alle fotografie significati eccezionali, mentre io sono affascinato dallo spessore della normalità».

Gli altri lavori invece assumono un carattere più marcatamente sociale, originati da immagini zenitali di porzioni di territorio e significativi dal punto di vista geopolitico. Jodice spiega di considerare queste ultime fotografie come giornalistiche: «Certe volte l’artista finisce col diventare un facente funzioni, con le sue azioni sopperisce a delle carenze proprie della società. Una delle mancanze della nostra stagione era (ed è ancora) l’informazione e la sua credibilità. I lavori qui in mostra sono credibili nonostante l’artifizio o inverosimili nonostante l’iperrealismo».

Le grandi opere fotografiche e l’installazione di una serie più ampia di immagini in piccolo formato divengono il modo per instaurare una personale continuazione del pensiero di Nanni Valentini a partire da alcune parole chiave, come totem, impronta, volto, casa, che si ritrovano nelle opere dello scultore esposte nelle sale della galleria. Proprio tali parole chiave sono infatti i fondamenti da cui Valentini è partito alla ricerca di un’immagine sorgiva, potente e sapienziale come quella originaria che la terra conserva in se stessa, lasciando all’artista il compito di farla emergere nella sua lampante intensità.

Fino al 25 luglio
galleria Bianconi
via Lecco 20, Milano
Info: www.galleriabianconi.com

 

 

 

 

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