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Pierre Soulages a New York

È un matrimonio quello che lega Pierre Soulages al nero e come ogni rapporto che si rispetti è alternato da amore e odio. L’artista francese ha un legame stretto con l’oscuro pigmento così profondo che anche quando è tentato dal suo opposto, la luce, va a ricercarla proprio nel suo amore, dove forse non è possibile, di nuovo, nel nero. È proprio con l’alternarsi di questo rapporto fra brillantezza e oscurità, fra amante e moglie che si anima l’intera produzione di Soulages. Credo di antitesi per l’artista così profondo tanto da dire che ogni sua tela, seppur nera come le altre, è diversa e a renderla unica è proprio la luce che si sfrange, si riflette, si lascia assorbire, scivola, penetra, tradisce e lotta con e su quella moglie che il marito non vuole proprio lasciare per sia pure la splendida (è il caso di dirlo) amante.

Lo sanno bene gli statunitensi quanto questo modo di lavorare è affine alla loro arte, quella d’oro dell’espressionismo astratto, e lo sanno così precisamente da aver chiamato l’artista ad esporre non in una ma in due gallerie a New York contemporaneamente: Domenique Lévy e la neonata gallerie Perrotin. Esposta nella prima la sua vecchia produzione, dove è più forte il suo legame con le prime avanguardie Oltreoceano e nella seconda le sue ultime opere frutto di un lavoro cominciato nell’astratto e terminato nel nulla, inteso come assenza (o quasi) di forme. Fra tanti forse un nome è quello che più ha colpito la giovane mente di Soulages quando scoprì l’arte statunitense: Franz Kline. Difficile separarsi poi dalla strada del maestro e certe tendenze restano radicate prima che nella mente sembrerebbe nel gesto.

A unire le due esposizioni e così l’intera produzione dell’artista è come lo stesso reagisce davanti a una tela monocroma; bianca nel caso delle prime produzioni, nera lavorata nelle seconde. Con violenza, reagisce così: con impeto a tracciare sul bianco segni che sono echi a Kline o a scolpire il morbido e lucente nero. Chiaro dunque che ogni lavoro ha la sua storia e che anche di fronte a tele nere su tele nere il nero non è sempre lo stesso. A cambiare è la lucentezza o la porosità del materiale, come è stato steso e come è stato scolpito, a cambiare di nuovo, anche sembra assurdo è la luce e Soulages lo sa, per questo continua a farle promesse che non manterrà mai.

Fino al 27 luglio; New York, Domenique Lévy e gallerie Perrotin; info: www.dominique-levy.com; www.perrotin.com/artiste-Pierre_Soulages-165.html

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