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Marco Petrus, Atlas

Alla Triennale di Milano prende vita il progetto di Marco Petrus (Rimini, 1960) pensato proprio per questo spazio. Dunque, in un luogo di tale natura, considerato il tempio dell’architettura, si fanno strada trenta opere inedite che riflettono sulla città ideale e le sue probabili forme architettoniche secondo il suddetto piano di lavoro dal titolo Atlas. Questa idea prende corpo da una sua personale indagine spaziale lungo varie realtà urbane disperse nel mondo e si concretizza in una specie esclusiva di utopico atlante metropolitano, nel quale si manifestano prospettive di visioni, angolazioni, elementi distintivi. In altri termini, come fosse una moderna Enciclopédie métropolitaine, il lavoro di Petrus conduce il visitatore in un viaggio attraverso un riadattamento delle architetture cittadine, toccando picchi di astrazione nel suo puntare su una peculiare stilizzazione degli elementi e su una estrema sintesi grafica e cromatica.

Esordendo con la città di Milano, a cui l’artista si sente fortemente legato, essendo la località in cui vive, si cimenta nella costruzione di un proprio linguaggio, mettendo le fondamenta alla sua poetica, una poetica sulla modernità in un ottica contemporanea. I suoi dipinti ad olio su tela, o carboncino su cartoncino, sono d’impatto e si lasciano guardare dal basso verso l’alto, dove il cielo si fa distesa monocroma sopra una realtà livellata dalla confusione che usualmente l’appartiene, in una purificazione ipnotica e meditativa. «Come le sue città, anche la pittura di Petrus è silenziosa. È fatta per pensare più che per agitare stati d’animo: e così, nei suoi atlanti di città reimmaginate le passioni si stemperano in proiezioni azzardate, in tagli irreali, in dettagli così stressati da trasformare, per esempio, un segno razionalista di Terragni o una sentimentale eco classicistica di Muzio o di Portaluppi in rarefatte astrazioni, che si stagliano immobili contro fondi monocromi e piatti come in una icona di Rublev o in una tavola di un primitivo toscano – scrive Michele Bonuomo sul suo testo critico – Se per successive scarnificazioni l’albero di Mondrian ha perso i suoi connotati naturalistici per diventare solo una composizione euritmica di linee nere e di campiture bianche, rosse, blu o gialle, che contiene tutte le possibili forme dell’idea dell’albero, i frammenti di Marco Petrus, tutt’insieme, compongono la più calma e rassicurante idea di città, dove è piacevole far vagare gli occhi e costruire ancora un pensiero». Marco Petrus ha già esposto dal 2000 a oggi in varie città italiane e internazionali, a Santa Fe, a Milano, Mosca, Venezia, New York, Londra, Roma, tra gallerie internazionali e spazi pubblici, affacciandosi a varie realtà urbane o oltre che italiane come Londra, Marsiglia, su quelli di New York, o di Shanghai.

Fino al 2 giugno; Triennale di Milano, viale Alemagna; info: www.triennale.org

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