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Tina Modotti a Torino

La sua eccezionale vicenda umana, artistica e politica l’ha resa una delle fotografe più celebri al mondo e una delle personalità più eclettiche del secolo scorso. Tina Modotti continua ancora oggi a rappresentare un punto fermo nell’evoluzione del linguaggio artistico. Tanto che a Torino palazzo Madama ha deciso di dedicarle una retrospettiva, che inizia il primo maggio e resta in piedi fino al 5 ottobre. Si tratta di un progetto promosso e organizzato grazie alla collaborazione tra la fondazione Torino Musei, l’associazione culturale Cinemazero e la casa editrice Silvana Editoriale.

La mostra copre tutto l’arco della vita di Tina, come fotografa, come musa e come attivista. Ricostruisce sia la sua straordinaria parabola artistica, che la vide prima attrice di teatro e di cinema in California e poi fotografa nel Messico postrivoluzionario degli anni Venti, sia la sua non comune vicenda umana. Un percorso teso a mappare l’evoluzione della sua vicenda, dagli affetti familiari ai suoi amori; dai primi scatti, influenzati dal compagno Edward Weston, alle ultime, poche, misconosciute foto scattate a Berlino, quando ormai la fotografa ammetteva l’impossibilità di continuare la sua carriera con strumenti tecnici troppo moderni, che non consentivano il suo particolare approccio, metodico e posato. Un percorso di ricerca estetica e formale, che guida lo spettatore nell’evoluzione degli stili e delle tecniche della Modotti, passando dagli still life e dagli scatti figli dell’Estridentismo del primo periodo, per arrivare infine ai ritratti delle donne di Tehuantepec, passando attraverso le immagini più politiche e rivoluzionarie.
Una fotografia sempre calibrata e meditata, con bianchi e neri pastosi ma estremamente vari nelle tonalità, frutto di lunghe riflessioni ed esperimenti. Nuclei definiti e coerenti che tracciano la linea di ricerca della fotografa, declinata in fasi e temi diversi: Stadio (Messico, 1925) e Serbatoio n. 1 (Messico, 1926) testimoniano l’attento lavoro per catturare i volumi, enfatizzati da tagli prospettici arditi e rigorosamente geometrici, a cui fa da contraltare l’ammorbidirsi delle linee delle nature morte come El Manito (Messico, 1924) o la celeberrima Calle (Messico 1924 ca), dove il contrasto tra luce e ombra dona una concretezza quasi carnale agli still life. Nei ritratti della stagione messicana l’indagine si concentra sul soggetto umano, con tagli inusuali, volti a marcare la dimensione emotiva, parallela al suo impegno politico, umano e sociale a fianco dei protagonisti, ben rappresentato da fotografie come Julio Antonio Mella sul letto di morte (Messico, 1929) e Bambina che prende il latte (Messico, 1926) o dal famoso scatto della Marcia di campesinos (Messico, 1928). Fondamentale per completare la panoramica su questa figura è poi la serie di suoi ritratti fatti dal compagno Edward Weston.

Un progetto che rilancia una delle figure più rappresentative dell’arte contemporanea italiana e internazionale, che il tempo ha provveduto a storicizzare e a plasmare come un’eroina dell’arte e della cultura. «Sempre, quando le parole ”arte” e ”artistico” vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo… Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni» (Tina Modotti, Sulla fotografia).

Dal 1 maggio al 5 ottobre
A palazzo Madama, piazza Castello, Torino
Info: www.palazzomadamatorino.it

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