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Bellini, pittura e devozione

Nella Pinacoteca di Brera si ha l’opportunità di ammirare la particolare bellezza offerta dalle opere di Giovanni Bellini nel suo percorrere le tematiche riguardanti il Cristo in pietà, spesso ricorrenti nella sua produzione artistica. Quale occasione migliore se non il restauro della celeberrima Pietà di questo protagonista dell’arte rinascimentale, il più grande del quattrocento veneziano, per conoscere più da vicino dipinti e sculture dello stesso Bellini o realizzate da autori come Andrea Mantegna, Antonio Vivarini, Carlo Crivelli, Donatello, lo Schiavone. «Non è intenzione di questa mostra seguire il progresso di Bellini anno per anno o argomentare una dettagliata cronologia del suo lavoro. Tuttavia essa permette di delinearne, attraverso il tema della Pietà, la prima parte della carriera e comprendere la natura del suo genio e il modo in cui si è imposto come artista preminente di Venezia – scrive Sandrina Bandera nel catalogo Skira della mostra – negli anni Sessanta del XV secolo la sua sfida più significativa risiedette nella capacità di rappresentare il vero della pittura fiamminga e nell’arte di impronta umanistica di Mantegna. Negli anni Settanta si dovette confrontare con la luminosa geometria di Antonello, con i paesaggi contemplativi di Memling e il miracolo della pittura a olio, oltre che con le novità architettoniche di Mauro Codussi e Pietro Lombardo, con il quale Bellini collaborò in alcune delle migliori pale d’altare. Bellini era probabilmente settantenne quando rispose con successo al richiamo per la supremazia di Giorgione e Tiziano, capace ancora una volta di esprimere la propria forza».

Giovanni Bellini prosegue le dinamiche messe in atto dalla tradizione iconografica bizantina ma in chiave più moderna come dimostra la tavola con Cristo morto con la vergine dolente del museo Horne di Firenze, appartenente alla prima metà del Quattrocento. Attraverso le testimonianze esegetiche di inventari sopravvissuti al trascorrere dei secoli, si è venuti a conoscenza che era un’usanza comune, in case e conventi veneziani, possedere produzioni artistiche aventi come simbolo il Cristo. Per questo motivo anche per gli artisti era una consuetudine imbattersi nella creazione di opere sacre. In mostra la Pietà marmorea della chiesa di San Gaetano a Padova, attribuita a Donatello, e quella di Mantegna dalla cimasa del polittico padovano di San Luca, la lunetta con la Pietà di uno dei trittici di Santa Maria della Carità a Venezia, la Pietà dell’Accademia Carrara di Bergamo, la Pietà del Museo Correr di Venezia e due ulteriori interpretazioni del medesimo tema effettuate da Marco Zoppo e Giorgio Schiavone, richiesti alla National Gallery di Londra. Sono presenti anche alcuni pregiati disegni attribuibili al Mantegna e al Bellini. Nella sezione centrale ci si imbatte nella magnifica Pietà di Brera che dopo il restauro terminato nel 2012 si può assaporare visivamente anche dal punto di vista cromatico. Molte altre opere dall’intenso valore artistico accompagnano il percorso fino al termine in cui appare la favolosa Madonna con Bambino in trono del Bellini.

Giovanni Bellini e la pittura devozionale umanistica, a cura di Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Keith Christiansen, Emanuela Daffra, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari. Fino al 13 luglio, Pinacoteca di Brera, via Brera 28, Milano. Info: 0292800361; www.pinacotecabrera.net

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