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Christian Rosa ad Artland

Lo scorso 15 aprile, la fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino ha festeggiato in grande stile il suo diciannovesimo anno di attività facendo coincidere la ricorrenza con l’inaugurazione della seconda edizione di Artland, una rassegna dedicata agli artisti emergenti che lavorano con disegno e pittura. Protagonista del nuovo appuntamento espositivo è Christian Rosa (Rio de Janeiro, Brasile, 1982. Vive e lavora tra Vienna e Los Angeles), una piacevole anomalia in un panorama contemporaneo ancora troppo proteso verso la novità a tutti i costi. È un ”giovane-vecchio”, nel senso che la sua poetica astratta e informale è intrisa di uno spirito di chiara derivazione novecentesca, che quando non rimanda ai suoi più antichi antenati avanguardisti (Kandinsky, Mirò), cammina sulle profonde orme di predecessori poco più prossimi, come Cy Twombly e Jean-Michel Basquiat.

Ciò non toglie, però, nulla all’originalità del tratto pittorico del brasiliano, tanto più in un momento storico in cui l’astrazione non va per la maggiore. I suoi lavori sono ridotti all’essenziale, minimali, ma spesso contengono elementi figurativi identificabili. Essi si pongono a metà tra uno stile antropomorfo di lirica astrazione e un ininterrotto scarabocchiare calligrafico attraverso il quale forme naturali, tratti di visi, animali, movimenti appaiono e riappaiono ridotti e ricomposti da poche pennellate.

Rosa lavora utilizzando diverse tecniche artistiche prediligendo soprattutto la pittura a olio e spray, la matita e il collage. Impegnato in un approccio essenziale alla pittura limita il suo intervento sulla tela a singole azioni fisiche che creano un insieme di piani sottili e segni calligrafici abbozzati con colori primari iridescenti che si intersecano sulla superficie bianca. L’artista concepisce il suo lavoro come un processo di svelamento attraverso la decostruzione della superficie pittorica, lasciandosi trasportare dal caso e dall’energia racchiusa nell’istintività del gesto. La sua opera parla di errori svelati, riappropriazione e riconfigurazione del linguaggio pittorico, di una percezione spirituale dell’esperienza artistica. Il senso di fallimento al quale si affida, come a un modello concettuale di guida, gli permette di evitare l’unità compositiva preordinata che governa in genere l’atto della pittura.

La terra dell’arte richiamata dal titolo è un mondo in perenne cambiamento che richiede continue esplorazioni e nuove mappature. Artland riconferma la vocazione alla scoperta e proposta di nuovi talenti artistici che da sempre caratterizza l’attività della fondazione.

Fino all’11 maggio 2014
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino
Info: www.fsrr.org

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