Fiorelli alla Anna Marra

Attraverso un vocabolario rigorosamente aniconico, Emanuela Fiorelli (Roma, 1970) dimostra – fin dagli esordi – di voler ampliare la dimensione della profondità. L’orizzonte degli eventi è il titolo della nuova personale, a cura di Lorenzo Respi, inauguratasi il 2 aprile, nello spazio romano di Anna Marra. Le sculture della Fiorelli sono la trasposizione di uno schema mentale preordinato, che attraverso la distensione e l’ordito di un filo elastico o di cotone prende la forma di piani e volumi. Il tracciato rigoroso del filo, lo studio degli angoli e l’accostamento di superfici semitrasparenti costruiscono un impianto prospettico severo e razionale. Ad accogliere lo spettatore nella mostra: un’installazione site specific, un Passaggio verso l’oltre come l’ha chiamato Fiorelli. Si tratta di un ricamo ambientale che si inserisce ed evidenzia una fessura, mettendo in relazione le due sale della galleria e facendo cogliere una peculiarità dello spazio in modo inedito. In mostra sono presentati diversi box in plexiglass con inserti in tarlatana. Qui, il filo elastico da vita a un disegno tridimensionale, mettendo in connessione superfici diverse. Il gioco tra le superfici e i materiali genera un effetto ambiguo: a ombre reali si confondono quelle apparenti. Se in alcuni lavori c’è un apparente caos, in realtà è tutto costruito, non si tratta di una confusione senza regola ma bensì è pilotata dall’artista. Molti dei lavori presenti sono un estrusione di vecchi lavori: le serigrafie poste sul fondo divengono la base per i nuovi interventi. Una mostra giocata sui toni neutri del bianco e del nero, guidata da assunti concettuali, dove a una rigida geometria si intrecciano aspetti più lirici e l’estetica non è messa da parte. Abbiamo visitato la mostra in anteprima insieme all’artista e in quell’occasione si sono affrontati alcuni aspetti del suo lavoro:

La tua pratica artistica si fonda sulla disciplina esecutiva e un’attenzione operativa legata a un preliminare calcolo geometrico. Quali sono gli aspetti fondanti di questa mostra?

«Sono evidentemente affascinata dalla geometria ma allo stesso tempo mi piace anche metterla in discussione. In questa mostra in particolare mi spingo anche al di là della precisione e dell’esattezza. Ci sono molte cancellazioni di alcuni aspetti della logica e della matematica. Entro in una dimensione diversa, da qui il titolo dato alla mostra: L’orizzonte degli eventi è un luogo, quello del buco nero, dove le cose cambiano forma ed entrano anche in un altro tempo, perdendo le loro originali caratteristiche. L’intenzione è quella di indagare quello che è al di la di questi aspetti anche in relazione a degli eventi autobiografici. Come diceva Deleuze: la ragione, la logica è un’isoletta nel mare del cao.

Da una procedura operativa più rigorosa – che ha sempre caratterizzato il tuo lavoro – in questa occasione sei passata a considerare anche ciò che sta oltre la perfezione della tensione formale. Come’è avvenuto questo passaggio?

«Non sono realmente passata dall’altra parte, sono sul limite della frontiera. Il filo è sempre teso, anche se non è sempre evidente. Mi interessa la tensione come condizione dell’esistenza; per me è anche un modo di vivere. Il filo che si tende, essendo elastico, si conforma a tutte le superfici mettendole anche in collegamento tra di loro».

Anche se nel 2004 hai vinto il premio accademia di San Luca per la pittura i tuoi lavori abbracciano non solo la pittura, ma sono degli ibridi tra la scultura, l’installazione e l’architettura.

«Credo bisogna riconsiderare questi termini, sono un po’ rigidi, obsoleti. Amo l’architettura, la poesia e la matematica. I diversi interessi si condensano nel mio lavoro. Il filo elastico è un materiale che uso dal 2000 e che ho faticato a trovare come strumento affine al mio linguaggio. Tornando al filo teso, il filo elastico teso vibra come una corda di uno strumento musicale, riuscendo a creare delle sfumature, crea della vibrazioni confondendosi con il resto. A proposito della vibrazione e della specularità vorrei ricordare quanto scritto da Francis Ponge ne L’homme à grands traits «La simmetria può essere l’effetto delle vibrazioni.(…). Fate vibrare una corda e ve ne renderete conto. Così due occhi, due braccia, due polmoni, due reni, due gambe, due mani, due piedi. Ma quando le vibrazioni diminuiscono (….) tendono all’uno (…)».

Il tuo lavoro è legato al segno, e proprio il segno ha diverse declinazioni fino ad essere presente anche nel tuo video.

«Assolutamente. Proprio nel 2012 ho realizzato il video In-tensioni reciproche, insieme alla danzatrice Katia Di Rienzo e al fotografo Massimo Cappellani. Probabilmente lo rimetteremo in scena proprio qui da Anna Marra al termine della mostra. Su una parete di fili la danzatrice si muoverà insieme alle proiezioni».

Fino al 24 maggio; Anna Marra contemporanea, via di San’Angelo in Pescheria 32, Roma; info: www.annamarracontemporanea.it