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Questioni di famiglia

Nessuno può scegliere la propria famiglia. Nessuno può prescindere dalle proprie origini. Nessuno si riconoscerà mai a pieno nel nucleo da cui proviene. Nessuno accetterà mai paragoni, né troverà soluzioni ai conflitti relazionali e affittivi che rendo ogni essere umano esemplare unico e solo. Una mostra che esplora le dinamiche di famiglia, intese sia come interne a ogni legame di parentela, sia come propriamente familiari a ogni individuo. Un’indagine sui sentimenti contrastanti interni ed esterni ai rapporti di parentela, strettamente connessi ai concetti di appartenenza e intimità. Sguardi esterni che estrapolano interpretazioni e ricordi, sguardi interni che riconoscono lati di sé mai affrontati, storie di vite e di vita, vissuti unici ma in grado di comuncare globalmente attraverso il potere di quell’esperienza primaria che è la famiglia. Affetti, presenze, assenze, parole, gesti, affinità, delicatezza e ricatti psicologici, armonia e divergenze, scelte e accettazioni. Tutti atti d’amore declinati all’infinito, come infinite sono le possibilità di vivere la propria esistenza. Undici artisti internazionali (Guy Ben-Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Nan Goldin, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth) propongono e condividono la propria personale riflessione sul concetto difamiglia nel mondo contemporaneo. Concetto in continua, e sempre più rapida evoluzione e rivoluzione, sradicamento e ampliamento, specchio e strumento attivo delle trasformazoni della società.

Video, fotografie, ritratti e installazioni site-specific decostruiscono il pensiero comune e omologante di rapporto familiare, per sondare in profondità la reciproca e umana difficoltà relazionale e la fragilità dell’equilibro tra gil individui, le sensibilità e il complesso sistema di legami culturali, morali, etici, biologici che ancora oggi definiscono e individuano una famiglia. Questioni di famiglia si apre con i ritratti di Thomas Struth (Germania, 1954) che ritrae gruppi familiari diprovenienze e contesti socio-culturali diversi. Ogni opera funge da lente di ingrandimento tramite cui far emergere la specificità esemplare di ogni famiglia, riflettendo sulla costruzione dei ruoli e sulla naturalità delle relazioni tra i suoi diversi membri. Nan Goldin (USA, 1953) presenta l’installazione Fire Leap, per la prima volta esposta in Italia, uno slide show di immagini di bambini incontrati nel corso della sua vita, un viaggio per immagini, attraverso connessioni e relazioni che legano la fotografa ai suoi soggetti. La serie Front di Trish Morrissey (Irlanda, 1967) vede l’artista intrusa protagonista di ritratti fotografici in cui si sostituisce alla figura femminile presente, solitamente una madre: la sua persona diviene il fulcro di una rappresentazione solo apparentemente naturale, come in un’ironica riflessione sulla artificialità di ruoli e immagini della famiglia. Hans Op De Beeck (Belgio, 1969), con il video The Stewarts have a party, pone i membri di una famiglia immaginaria in posa come esseri senza vita, marionette di un teatro, in una dimensione surreale in cui spazio e tempo sembrano sospesi. Nella serie fotografica Being Together, John Clang (Singapore, 1973) crea riunioni di famiglia “virtuali” riflettendo sulla trasformazione dei rapporti familiari grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, fermando l’attenzione sulla realtà dei legami affettivi, su separazioni e distanze, sulla possibilità o l’impossibilità di essere vicini tramite le nuove tecnologie.

La coppia di artisti italiani Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini (Italia, 1966 e 1962) presentano un’opera partecipativa fatta di disegni, oggetti e registrazioni audio che riflettono sul concetto della famiglia: il visitatore è chiamato a un’esperienza visiva e di ascolto tramite registrazioni che narrano storie e racconti personali degli artisti e di persone che lavorano a palazzo Strozzi . Nella performance In Balance With, Courtney Kessel (USA, 1974) cerca un equilibrio tra se stessa e la propria figlia, sedute alle estremità opposte di una altalena alla ricerca di un bilanciamento fisico, metafora della continua negoziazione e del precario equilibrio di un rapporto madre-figlia. La video installazione a due canali Mother Toungue di Chrischa Oswald (Germania, 1984) mostra invece i volti di una madre e di una figlia che, proprio come due gatti, si leccano l’un l’altra come in un estremo gesto d’amore naturale. Il video Soundtrack di Guy Ben-Ner (Israele, 1969) crea una sequenza di immagini sovrapposte a una parte del sonoro del film hollywoodiano La guerra dei mondi, in un ironico commento al rapporto di un padre con i propri figli. Il trittico fotografico Les Tombes di Sophie Calle (Francia, 1953), vede sostituiti ai riferimenti anagrafici dei defunti, solo le iscrizioni che riportano le parole mother, father, son. L’intento è quello di superare le singole individualità per sopostarsi sui termini centrali nella vita di ognuno, attraverso la memoria e l’idealizzazione postuma di questi rapporti condivisi. Infine, Jim Campbell (Usa, 1956), nella serie Home movies, rielabora vecchi filmati di famiglia che proietta su muro tramite un complesso dispositivo composto da luci LED: le singole luci creano un’immagine precepita come unica, ma che perde la sua definizione man mano che ci si avvicina ad essa, alludendo al delicato equilibrio da preservare nella prossimità.

Fino al 20 luglio; Ccc Strozzina, palazzo Strozzi, Firenze; info: www.strozzina.org

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