Querelle sull’ermo colle

Resta intriso di vaghezza il destino dell’ermo colle, il monte Tabor sulle dolci colline di Recanati, che ispirò L’infinito di Giacomo Leopardi e che è tornato agli onori delle cronache. L’ultima notizia è che la signora Dalla Casapiccola cambia idea: non vuole più edificare una struttura ricettiva al posto della antica casa colonica sul famoso colle. Opterà per una più confortevole dimora a uso personale e, a tal fine, ha presentato al comune un rendering del progetto. La Soprintendenza ai beni architettonici e del paesaggio delle Marche, contraria all’idea del resort Country House, fa sapere, attraverso il soprintendente Gizzi, che è «Favorevole, solo se prevederà il puro restauro conservativo dell’esistente; ma niente aumenti di volume o sbancamenti della collina». A sostenere la Soprintendenza contro la nuova cementificazione ci sono anche il Fai e Italia nostra, insieme all’erede del poeta, Vanni Leopardi. Il posto è interessato da vincolo paesaggistico, che però non comporta inedificabilità assoluta e consente interventi edilizi, sia pur «nel rispetto del valore estetico e tradizionale dell’area». Una sentenza del Consiglio di Stato conferma quella del Tar delle Marche, che aveva permesso ad Anna Maria Dalla Casapiccola, proprietaria del vecchio casale nella Valle del Passero solitario, di restaurarlo per creare un resort, con tanto di parcheggio, ombrelloni e sdraio. Secondo la sentenza, il parere negativo della Soprintendenza è apodittico, ha un difetto di motivazione, perché non esplicita «le effettive ragioni di contrasto tra l’intervento di recupero del vecchio fabbricato (preesistente all’imposizione del vincolo) e i valori paesaggistici dei luoghi interessati. Sfuggente appare il riferimento all’alterazione della percezione consolidata dell’immobile». Il Consiglio di stato si spinge anche oltre, fornendo meticolose disposizioni sul futuro e suggerendo alla Soprintendenza di redigere un nuovo e più dettagliato parere, indicando «accorgimenti tecnici o modifiche progettuali, come ad esempio riguardo l’uso di materiali specifici: legno, cotto, intonaco esterno nei colori tradizionali della zona».

All’indomani della sentenza è stata tempestiva la risposta del ministro dei Beni culturali Franceschini: «il colle dell’Infinito di Leopardi è patrimonio della letteratura e della cultura italiana e in quanto tale va preservato. Per questo ho dato disposizione agli uffici competenti affinché adottino tutti gli atti necessari a ribadire il parere negativo sui progetti che incidono sull’area». Si è svolta una riunione di tecnici presieduta dal ministro, il cui obiettivo era individuare, in nome della tutela del paesaggio sancita dall’Art.9 della Costituzione, soluzioni per resistere alla sentenza del Consiglio di stato, con la ferma convinzione che «i nessi materiali e immateriali del luogo travalicano i confini nazionali». Si ipotizza anche un ricorso alla Corte europea. Vanni Leopardi si rammarica di una ristrutturazione dell’area che implicherebbe modifiche consistenti: «mi ha dato fastidio l’accorpamento di volumetrie che cambia la fisionomia dell’ambiente». Poco resterebbe della antica casa e sparirebbero la porcilaia e il fienile, per fare spazio a una costruzione di volume maggiore. Il sindaco di Recanati, in sintonia con la famiglia Dalla Casapiccola, reputa giusta la ristrutturazione per riqualificare uno spazio degradato dal tempo. Maria Dalla Casapiccola lamenta una cattiva informazione sulla vicenda, criticando «la solita foto-balla, perché la casa dal colle non si vede» e la Soprintendenza, che «preferisce un rudere in balia dei topi». Intanto il sito del Messaggero lancia un appello per salvare lo scenario originale dell’Infinito e raccoglie firme da inviare al ministro Franceschini, affinché usi tutti gli strumenti consentiti al suo dicastero per lasciare inalterato, e salvo dalla cementificazione, l’unico luogo di Recanati che è rimasto identico ai primi dell’Ottocento, quando il poeta ne trasse immortale ispirazione lirica. Il paesaggio, in cui Leopardi si immergeva per abbandonarsi ad un’immaginazione densa di filosofia, fu solo uno spunto, appena accennato a parole, per suggerire uno stato d’animo colto nel nascere e sentito nell’istante in cui per la prima volta si impose alla sua coscienza: “il sentimento dell’infinito, in cui dolcemente il pensiero si smarrisce e annega, come un palpito immediato del cuore”.

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