Dopo il numero zero, il direttore Vincenzo De Bellis (qui la nostra intervista) è chiamato a dare continuità al suo progetto di rilancio della fiera milanese con la nuova edizione di Miart. L’edizione del 2013 è andata oramai in archivio avvolta in un consolidato ottimismo, figlio dei primi segnali di cambiamento nella formula di una fiera che ha scelto di accentuare il carattere cosmopolita di Milano. A questo proposito spiga De Bellis: «È stato difficile quest’anno, lo voglio dire senza nascondermi. Rispetto all’anno scorso – quando la maggior parte delle gallerie erano italiane e si contavano pochissime gallerie straniere – siamo passati a ben 148 espositori di cui 62 stranieri. Le aspettative quest’anno sono molto più alte e mi auguro che vengano in parte soddisfatte».
Miart 2014 è costruito in senso cronologico inverso, come lo scorso anno e inizia dalle generazioni più giovani e dagli artisti più emergenti. Si parte dalla sezione Emergent, con 20 gallerie nuove – nate con non oltre 5 anni di età fino al momento dell’iscrizione – selezionate da Andrew Bonacina, che fa della fiera una delle occasioni di riferimento più importanti nella ricerca di giovani artisti: «Qui facciamo la differenza», con gallerie che non hanno mai partecipato ad una fiera e artisti ora emergenti, quasi sconosciuti, «con costi molto abbordabili, ma che poi possono diventare star e poi artisti consolidati, come è accaduto ad alcuni partecipanti dello scorso anno». Tra le nuove realtà italiane sono presenti la piccola Gasconade di Milano e Frutta di Roma. Segue la sezione più curata e museale della fiera: THENnow che, modulando l’esperienza di Artissima, vede artisti di ultima generazione accostati a nomi che hanno fatto la storia. Lo dimostra il doveroso ma non banale omaggio a Carla Accardi avvicinata a Nicolas Party e l’unione tra Mario Schifano e Cory Arcangel; passando per il duo Jimmie Durham, Luca Francesconi fino al confronto tra Giuseppe Uncini e Matias Faldbakken. L’ultima parte del padiglione è Master, con gallerie che esibiscono artisti storicizzati; la curatrice della sezione storica Donatella Volonte, ha organizzato tredici stand monografici: «Un’impresa non facile e innovativa, che serve ad approfondire lo studio e l’analisi di figure già importanti che possono essere però rilette». Non ultima per importanza, la sezione Object, che è invece dedicata al design, altro punto chiave in cui si nota moltissimo il passaggio tra storico e contemporaneo verificatosi a Milano, in un flusso di informazioni tramandate da maestro ad allievo.
Piace la volontà di coinvolgere l’intera città che lavora in modo forse mai così efficace nel vendersi come effettiva capitale italiana del contemporaneo. Si chiama The Spring Awakening il programma di mostre ed eventi che fa da corollario a Miart e che vede il suo momento clou andare in scena dal tramonto all’alba. Appuntamento dalle 22 alle 6 del mattino per la tre giorni di proiezioni che dal 28 al 30 marzo, vede Massimiliano Gioni animare lo storico Planetario Hoepli: in scena opere video di Stan VanDerBeek, Jeronimo Voss e Katie Paterson, tutte modulate in modo specifico per l’eccezionale location. È primavera!











