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Le visioni di Prometeo

Il primo contatto di Dino Pedriali con la fotografia digitale e a colori è una novità esclusiva, appositamente per la mostra Prometeo, alla galleria L’opera di Roma. L’esposizione, a cura di Laura Cherubini, propone opere inedite oltre alcune tappe salienti della carriera del fotografo romano, classe 1950, celebre per i nudi nonché per aver ritratto intellettuali e artisti. La figura mitologica greca di Prometeo, assunta nella cultura occidentale come simbolo di ribellione, ben calza per descrivere la personalità di Pedriali, fotografo che già il critico d’arte Peter Weiermair paragona a Caravaggio: vuoi per il suo temperamento e il carattere collerico, vuoi per il particolare uso della luce, oltre la comune scelta di modelli presi dalla strada, spogliati dei loro panni e nobilitati grazie al lavoro dell’artista. La nuova serie del 2014 Prometeo, 17 foto digitali a colori stampate su carta cotone, è nel suo insieme una sorta di autoritratto, un taccuino dove l’autore parla di sé. Pedriali dischiude le porte della sua casa, rendendo pubblici gli spazi più intimi: dai suoi occhiali da sole alle scarpe, dal letto sfatto all’attrezzatura da lavoro (cavalletti, luci, rullini ecc.), fino ad alcuni veri e propri peculiari autoritratti.

«Mi interessava sapere cogliere il centro di alcuni punti che dovevano essere messi a fuoco, non in maniera ultra perfetta«, queste le parole di Pedriali per descrivere l’approccio adottato nel realizzare questi scatti. Un provino dalla serie Atelier Man Ray (1975) testimonia il fortunato incontro con il fotografo e artista americano, colui che iniziò Pedriali alla fotografia. Felice anche l’incontro, nell’estate del ‘75, con lo scrittore Pier Paolo Pasolini, per il quale realizza celebri scatti. Sono presenti in mostra quelli che immortalano lo scrittore – anche nudo – nella sua casa di Chia (Viterbo), foto che nascono con l’intento di illustrare il romanzo Petrolio, edito postumo a causa dell’improvvisa morte dell’autore. Inoltre, sono coraggiosamente proposte due serie di lavori inediti e particolarmente intensi, scatti per alcuni versi drammatici e spietati: La droga (1977) illustra un ragazzo nell’atto di drogarsi; Soffio (2004) propone un indagine sulla gestazione attraverso fotografie di feti imbalsamati utilizzati per fini scientifici. Nel catalogo di accompagnamento alla mostra un’interessante e fresca intervista, realizzata da Laura Cherubini, permette di capire ancor più a fondo le sensazioni, le vibrazioni, l’immaginario del fotografo.

Fino al 5 aprile. Galleria L’opera, via di Monserrato 40, Roma. Info: www.gallerialopera.com

Foto dell’inaugurazione di Sebastiano Luciano

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