Quattordici disegni di grandi dimensioni, realizzati da Renato Tosini fra il 2005 ed il 2012, sono esposti alla galleria Xxs aperto al contemporaneo. Quattordici opere finemente tratteggiate a carboncino e gessetti, che costituiscono una selezione assai rappresentativa dell’ideare e agire artistici del grande pittore palermitano e che quindi possono a buon diritto essere considerate una efficace “summa” del suo operato pluridecennale. Non si tratta di semplici schizzi o di bozzetti finalizzati a successivi e più completi esiti pittorici (Tosini, purtroppo, non dipinge più da qualche anno e comunque predilige le pagine dei beneamati “moleskine” quale ottimale supporto per pensieri e sfoghi in libertà), ma di opere pienamente compiute e concluse in ogni dettaglio tecnico e linguistico, in grado di incarnare e veicolare a perfezione la sua peculiare e inconfondibile cifra stilistica. Sono infatti i suoi ormai tipici personaggi (i caratteristici “borghesi” calvi e corpulenti) ad animare gran parte di queste carte in esposizione, facendosi carico – ancora una volta – della salace critica che da sempre egli muove al mondo circostante. Essi non sono più i protagonisti delle grandi narrazioni per immagini che hanno caratterizzato i precedenti quadri ad olio – Tosini si è sempre definito uno “scrittore di dipinti” –, piuttosto dei soggetti monologanti in una concisa e disadorna trama da racconto breve o da acuto e fulminante aforisma. E ciò senza alcuna perdita di intensità visuale o di efficacia narrativa; anzi, la penetranza del segno grafico e la stringatezza dell’eloquio rafforzano vieppiù l’acidità urticante dell’invettiva, facendo di questi splendidi disegni un distillato del disprezzo maturato negli anni dall’autore per i vizi e i vezzi della società contemporanea. L’ironia graffiante e pungente – ormai divenuta duro sarcasmo – non lascia più alcuno spazio a quelle componenti di incanto fanciullesco che punteggiavano la pittura precedente. Ora prevale nettamente un linguaggio figurativo ove gli abituali connotati tardo-espressionisti e neo-oggettivi (riconducibili agli exempla teutonici di Beckmann, Dix e Grosz), seppur leggermente mitigati negli aspetti più aspri e crudi, si fanno esclusiva funzione d’una analisi lucida e impietosa delle innumerevoli miserie di cui è intrisa la natura umana. Un raffinato “pessimismo della ragione” – quello consegnatoci da Tosini con questo suo ultimo casellario umano – che non dà adito a speranze o indulgenze; una sequenza di impareggiabili “esercizi di stile”, in grado di raccontare la stessa e personalissima anti-utopia con un modulo espressivo (il solito e inconfondibile “tipo borghese”, caratteristicamente calvo e corpulento) eternamente uguale a sé e tuttavia continuamente rinnovato. Una radicata sfiducia nei confronti dell’uomo – e in particolare dell’uomo di potere – che Renato Tosini ripropone ogni volta con sfumature sorprendenti ed inattese, offrendoci prospettive sempre diverse (e mai ovvie) con cui guardare nel profondo la realtà. La mostra è a cura di Salvo Ferlito.


