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L’Italia all’Armory show

A un secolo e un anno dalla sua nascita, l’Armory show è ancora considerata un’istituzione. Lo dimostrano non solo le parole spese dal direttore esecutivo della fiera Noah Horowitz che l’ha definita «uno dei maggiori punti di svolta prima della Grande guerra» ma anche le cifre: 200 gallerie e più di mille artisti partecipanti. Dall’Italia sono dieci gli spazi che espongono in fiera ai pier 92 e 94 di New York, tutti più o meno veterani della kermesse. E tutti portano con sé aspettative di visibilità e guadagno e, in generale, il piacere di presenziare a questo importante evento culturale e mondano. Dopo la notte di bagordi al Moma riservata a pochi invitati, oggi è la grande giornata d’apertura al pubblico ed è a partire da questo momento che si gioca la partita. Abbiamo sentito alcune gallerie italiane che partecipano all’evento e ci hanno raccontato cosa si aspettano dalla fiera. Un paio si sono limitate a dirci quali saranno gli artisti in fiera, come la Lorcan O’Neill di Roma che porta Brown, Creed, Peake, Ruffo, Sahib, Smith, Wall e la milanese Massimo De Carlo con Bartolini, Claydon, Cuoghi, Gelitin, Holstad, Lewis, Mullican, Pivi, Pruitt, Uklański, Upson, Zittel. In generale, le gallerie italiane sembrano privilegiare nomi affermati più che volti nuovi. Ecco dunque un breve riepilogo grafico, augurando a tutti buon Armory.

 

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