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L’eterno ritorno

Leggendo il titolo della collettiva in programma alla galleria Bonomi di Reggio Emilia, L’eterno ritorno, non si può non pensare a Nietzsche e a uno dei pilastri del suo pensiero filosofico. Interrogandosi sul ruolo dell’artista nella realtà contemporanea, la mostra propone un parallelismo tra l’Oltreuomo del filosofo tedesco, che contrasta la società attraverso l’affermazione delle proprie passioni, e l’artista con la sua figura demiurgica evocatrice di nuovi mondi e possibilità. Mirko Baricchi, Rudy Cremonini, Marco Ferri, Federico Gori, Luca Moscariello, Simone Pellegrini sono gli artisti scelti dal curatore Niccolò Bonechi per interpretare, attraverso le loro opere, la contemporaneità e soprattutto il delicato ruolo dell’artista nelle dinamiche della società. «Per questa mostra – dichiara Bonechi – sono stati selezionati sei artisti, ognuno dei quali guarda al proprio tempo, si relaziona con esso secondo precise coordinate, ne fa strumento per misurarsi all’interno di un processo sociologico e culturale in continuo fermento. Rudy Cremonini e Federico Gori espongono per la prima volta in galleria pertanto, in condivisione con le scelte curatoriali, si confrontano con la tematica dell’eterno ritorno attraverso alcune opere realizzate appositamente per l’occasione, pur mantenendo una riscontrabile coerenza con la propria ricerca formale e concettuale».

 

Federico Gori, già vincitore del Talent Prize per il premio speciale Metaenergia con l’installazione Giro Giro Tondo, espone Di fragilità e potenza, un’opera che trova nella naturalità del soggetto presentato, una foglia, grande forza nella sua cristallizzazione dovuta alla raffinatezza della tecnica usata. «L’artista – continua il curatore – sembra cadere nella trappola di un’operazione di semplice riproduzione della realtà, che implica una considerazione non lineare dello scandire del tempo. Ma la tecnica utilizzata in questi lavori, quella dell’ossidazione naturale su sottili lastre si rame, permette un fissaggio dell’immagine che non potrà mai essere definito risolutivo, proprio perché questo processo chimico conferisce al supporto la capacità di “subire” ed “assorbire” un’identità altra, ovvero di rendersi testimonianza di qualcosa che c’è stato e che rimarrà indelebile nella sua continua mutevolezza». Mirko Baricchi indaga la dimensione del sogno e della razionalità con il risultato di impostare una riflessione sulla potenza della memoria mentre Marco Ferri analizza ogni piccola metamorfosi della materia. Luca Moscariello vuole infondere nello spettatore una sensazione di straniamento, di totale perdita di punti di riferimento temporali e spaziali; Simone Pellegrini si serve di «sagome antropomorfe che popolano il campo visivo si organizzano in immaginifici labirinti dove lo sviluppo temporale appare circolare».

Fino al 13 aprile, galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia. Info: www.bonioniarte.it

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