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Doppia mostra al Mart

Un doppio oro per il Mart di Rovereto: Mario Radice e El Lissitzky. Due eccezionali campioni sul podio del Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, le mostre sono indipendenti ma unite sotto lo stesso tetto, in una straordinaria fusione culturale che sta al centro del percorso curatoriale di una delle location più propositive d’Italia. L’esposizione Mario Radice. Architettura, numero, colore, curata da Giovanni Marzari, nasce dalla volontà di valorizzare la preziosa documentazione del fondo Radice, donato dalle figlie dell’artista al museo e conservato nell’archivio del ‘900. Si tratta di un patrimonio straordinario composto da circa 1.700 pezzi, in prevalenza disegni e schizzi per opere pittoriche, progetti di architettura e design. Il nucleo di materiali autografi, con numerose fotografie, è presentato per la prima volta al pubblico e messo a confronto con opere provenienti dalla collezione del Mart e da altri musei e istituzioni nazionali.

«Chi volesse – disse Mario Radice – prendersi la briga di approfondire con meditazioni ed esperimenti i problemi dell’odierna pittura, si accorgerebbe ben presto che il così detto astrattismo, in senso vero e proprio, non esiste affatto, né può esistere. Tutto esiste già nel campo infinito della natura». Grazie al lavoro dell’artista, messo in evidenza dal Mart, si possono interpretare i fermenti e gli esiti di quel movimento dell’arte italiana, cresciuto tra le due guerre, dominato dalla ricerca dell’armonia, della disciplina e dell’ordine e regolato dal culto della geometria, della proporzione e del rigore compositivo. Il percorso si snoda lungo una linea cronologica di decennio in decennio: prima e dopo la Seconda guerra mondiale, fino agli anni Settanta del ‘900. Si apre con Radice e il suo arrivo all’astrazione, ai suoi dipinti si affiancano le opere dei frequentatori della galleria del Milione come Mauro Reggiani, Atanasio Soldati, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Osvaldo Licini, Luigi Veronesi e degli artisti dell’area comasca, da Manlio Rho a Carla Badiali, Aldo Galli e Cordelia Cattaneo. Perno della mostra è la ricostruzione del bassorilievo realizzato per la Sala del direttorio della Ccasa del fascio di Como, progettata da Giuseppe Terragni nei primi anni Trenta, e all’approfondimento del sodalizio con Cesare Cattaneo, il giovane e geniale architetto con il quale Radice realizza la famosa fontana di Camerlata, costruita in prima soluzione nel 1936 al parco Sempione per la VI Triennale di Milano. Curiosa è la serie di piccoli dipinti e disegni, i Crolli, che realizza negli anni cruciali della guerra, fra il 1939 e il 1945. In questi lavori registra in modo originale gli orrori e la tragedia del conflitto mondiale, ma anche il presentimento della fine di una stagione artistica vissuta tra le difficoltà politiche del fascismo.

Con El Lissitzky. L’esperienza della totalità, una grande mostra a cura di Oliva María Rubio, il museo trentino, vuole così ripercorrere l’evoluzione dell’attività dell’artista attraverso tutti i linguaggi sperimentati per costruire una nuova arte, collettiva e rivoluzionaria. «Nella mia vita – sottolineò Lissitzky – non sono stato parco con la mia energia. Adesso sono arrivato al limite, in cui so come bisogna creare quadri belli, forti, dinamici. In me deve sorgere di nuovo un enigma. Non appartengo agli uccelli che cantano per cantare». Oltre 100 opere provenienti da importanti istituzioni e musei internazionali. Prodotta dal Mart, dal museo Picasso di Malaga e dalla fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona in collaborazione con La Fábrica, dopo una prima tappa in Italia, a Rovereto, l’esposizione sarà ospitata nei musei coproduttori: dal 23 giugno al 28 settembre 2014 a Malaga e dal 20 ottobre 2014 al 25 gennaio 2015 a Barcellona.

Pittore, designer, architetto, grafico, fotografo e soprattutto rivoluzionario, l’artista russo, segna con il suo tocco l’evoluzione culturale del sistema arte. Il visitatore può osservare dipinti, progetti tipografici, illustrazioni di libri e riviste, studi architettonici, fotografie, fotomontaggi e fotogrammi come Corridore nella città del 1926 o l’iconico autoritratto Il costruttore del 1924. Nel 1919 inventa una propria forma di arte astratta che caratterizza profondamente tutta la sua produzione e la sua indagine artistica: le opere, denominate Proun, progetto per l’affermazione del nuovo, sono concepite come realtà di transito dalla pittura all’architettura. In seguito, le idee alla base dei Proun si tramutano in schizzi per progetti architettonici. «Il Proun – scrive El Lissitzky – inizia come una superficie piana, si trasforma in un modello dello spazio tridimensionale e prosegue con la costruzione di tutti gli oggetti del vivere quotidiano». Porta avanti, insieme ad altri artisti dell’Unione sovietica, una concezione di arte-politica per creare quel senso di appartenenza e partecipazione alle idee staliniste e comunicarne visivamente il messaggio ideologico.

È considerato il fondatore della tipografia moderna contribuendo a sovvertire il panorama della grafica. Ha illustrato libri e riviste e, militante nel movimento nazionale per il risorgimento della cultura ebraica, diversi volumi in yiddish, molti dei quali destinati all’infanzia. Sono da ricordare negli anni Venti le illustrazioni dell’opera Per la voce di Vladimir Majakovskij e le grafiche di copertina per riviste come Broom e Wendingen; negli anni Trenta cura la grafica e i montaggi fotografici di diversi numeri della rivista URSS in costruzione e realizza le copertine per le edizioni delle opere di tre grandi scrittori russi: Lev Tolstoj, Anton Čechov e Maxim Gorky. Insieme a Kazimir Malevich, concepisce un nuovo linguaggio visivo, il suprematismo rivoluzionario, ripreso poi non solo in pittura, ma anche nei progetti di architettura e scenografie teatrali, nella ceramica, nelle teorie didattiche e nelle opere di propaganda. Un’arte non ghettizzata alla solo produzione di oggetti o alla rappresentazione dell’espressione individuale ma viva protagonista dell’attività collettiva per diventare, in primis, una realtà puramente pubblica.

 

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