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Tornano a casa tre statue di Cosimo Fanzago

Erano state rubate alla fine degli anni ’70 e da allora se ne aveva traccia solo negli archivi dei carabinieri. Oggi sono tornate a ornare il ciborio che le suore di Santa Patrizia commissionarono a Cosimo Fanzago, architetto e sculture: sono le tre virtù ritrovate nel museo civico di La Spezia a cui erano state donate da un collezionista al momento della sua morte. Le tre statuine non erano state attribuite a Fanzago, ma la loro provenienza non è sfuggita a una studiosa napoletana, Paola D’Agostino, una storica dell’arte che rientra nella sempre più ampia categora dei cervelli in fuga, laureata con lodo all’università Federico II di Napoli e che dal 2009 lavora negli Stati Uniti, prima al Metropolitan Museum di New York e ora come curatrice della galleria di arte Europea al museo della Yale University di New York. La D’Agostino, che nel 2011 scrisse un voluminoso saggio dal titolo Cosimo Fanzago, sculture, si è ritrovata tra le mani nell’aprile 2013 un catalogo del museo di La Spezia e non appena ha visto le foto delle tre statuine non ha avuto dubbi, salendo sul primo aereo: «Sono partita per La Spezia – racconta – per osservarle da vicino e le ho riconosciute definitivamente, sono tre delle quattro statue che adornavano il Ciborio di Santa Patrizia che nella realizzazione del Fanzago aveva ben 16 statuine, di cui sono rimaste solo queste».
La D’Agostino si mette subito in contatto con la soprintendenza e parte l’inchiesta affidata al nucleo di tutela del patrimonio dei carabinieri. «Abbiamo appurato – spiega il capitano Carmine Elefante, a capo della sezione campana del nucleo – che il museo spezzino le aveva ricevute in dono da un collezionista di La Spezia deceduto. A sua volta l’uomo le aveva acquistate all’inizio degli anni ’80 da un antiquario romano che pochi anni dopo chiuse l’attività».
Le statuine erano state rubate alla fine degli anni ’70 durante un furto commesso nella chiesa di Santa Patrizia in cui furono trafugati molti altri oggetti d’arte. «Lavoriamo molto – spiega Elefante – sulla tutela del patrimonio con indagini per contrastare furti e recuperare oggetti, ma anche, come in questo caso, sui ”cold cases”, furti molto vecchi, spesso dimenticati. L’importanza delle prove fotografiche in questo caso è determinante: la soprintendenza ci ha fornito le foto delle opere per la comparazione che ci ha datto l’assoluta certezza della corrispondenza delle statue con quelle rubate». Le tre virtù erano in un museo pubblico e il contatto tra istituzioni, ha spiegato il soprintendente di Napoli Fabrizio Vona, ha facilitato il ritorno a Napoli delle tre opere. Stamattina i restauratori del museo di Capodimonte guidati da Antonio Tosini hanno riavvitato al loro posto sul tempietto realizzato da Fanzagole le tre statuine tornate a casa. Un ritorno che non dispiacerebbe anche alla studiosa che le ha ritrovate.

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