Villa Croce presenta Boooom! Pino Pascali e il gioco delle armi, una selezione di opere volte a mettere a fuoco un aspetto specifico della produzione di Pino Pascali (1935-1968): il suo “mondo eroico infantile” popolato da personaggi di ogni sorta – guerrieri e crociati, moschettieri e gangster, uomini primitivi e soldati – accomunati dal possesso di un’arma. Pascali rappresenta un’umanità variopinta e combattente, apparentemente sull’orlo dello scontro armato, eppure mai davvero ostile o minacciosa. In questa galleria di immagini, prodotte principalmente per la pubblicità, l’atmosfera di belligeranza universale si connota in senso ludico: Pascali opera una reinvenzione fantastica delle armi che da oggetti letali diventano strumenti di gioco. L’infatuazione per armi di ogni genere, dalla clava del primitivo ai missili delle moderne tecnologie belliche, viene spesso ricondotta al dato biografico, alla concreta intimità che l’artista doveva avere con le pistole, a cominciare da quella d’ordinanza del padre, funzionario di polizia. Eppure nella produzione artistica di Pascali l’arma ritorna, declinata nelle forme più svariate, con una frequenza che va oltre una mera questione di familiarità. Nella sua ripetizione ossessiva declinata in un linguaggio sempre sintetico, l’arma acquista la forza dell’archetipo, elemento pregnante della coscienza estetica dell’artista e, forse, di un più vasto inconscio collettivo. Le armi perdono la loro funzione originaria per acquisire un valore d’uso ludico, fondamentale per l’artista il quale dichiara: «non si vuole parlare di gioco in senso di “puro divertimento”, bensì inteso come attività normale dell’uomo. E il gioco, anche per i bambini, è una cosa seria, è un modo per conoscere». Proprio le armi sono il soggetto del ciclo di opere, esposte da Gian Enzo Sperone a Torino nel 1966, con cui Pascali attira su di sé l’attenzione della critica emergendo fra i protagonisti della scena artistica più innovativa e sperimentale di quegli anni. Si trattava di assemblaggi scultorei costruiti con materiali di recupero, per lo più residuati di officina, ricomposti con abilità tale da apparire reali.


