Stefano Manzotti – Esistere

Bologna

L’immagine seducente di un quadro si esprime attraverso un’infinità di informazioni che creano collegamenti sensoriali nel fruitore che gode dell’esperienza ottica, ma ancor prima nel traduttore-artista, in una visione interiore che riemerge come fusione lavica all’esterno, comprimendo ogni particella di forma e di colore nell’immagine pittorica e se si condivide il pensiero di R. Arnheim che l’arte è qualcosa che ci soccorre nei momenti di difficoltà ed è strumento che ci aiuta a capire l’umano divenire, così a far fronte agli aspetti terrificanti di tali condizioni, è che la creazione di questa immagine piena di un ordine denso di significato offre un rifugio dall’insopportabile confusione della realtà esterna. Una sera vidi animarsi su di una piccola sedia un corpo di violino senza testa e mi chiese, con il suo cuore di legno, di bere e di fumare la pipa. Era pronto e aspettava impaziente di essere ritratto nelle sue funzioni che, pacatamente e orgogliosamente, rivestiva in quei giorni di seduta in atelier.