In occasione del capodanno cinese, Leone Contini realizza una cena ispirata al Jiaozi (raviolo cinese), piatto tradizionale associato alle celebrazioni per l’anno nuovo. Nella superstizione popolare questo tipo di alimento propizia infatti la buona sorte per l’anno che viene. I ravioli, in innumerevoli forme e denominazioni, sono diffusi dalla Corea fino alla penisola iberica, in un continuum euro-asiatico. L’atto di costruirli e mangiarli è associato a elementi di convivialità e intimità domestica. In Cina la famiglia si riunisce per il capodanno e “costruisce” collettivamente i jiaozi; nel nostro immaginario il fare ravioli è associato alla vita familiare, al focolare domestico e a suggestioni inter-generazionali, in quello russo per creare familiarità tra persone che non si conoscono bene. Il raviolo sembra essere un medium universale inclusivo – forse anche per come un sottile strato di pasta avvolge il ripieno. Jiaozi, manti, khinkali, tortellini e ravioli sono anche legati di volta in volta a identità nazionali o regionali. A partire dal raviolo ibrido Jiaozi di Carmignano, paradossale esito del progetto Nutri la mente (laboratorio di cucina tosco-cinese, Prato 2011), Leone Contini propone un gioco di transizioni dove le procedure di controllo che informano la costruzione dei ravioli euro-asiatici si disattivano, aprendo a innumerevoli e incontrollabili possibilità di ibridazione Una mostra che indaga quindi la relazione tra arte e cibo a partire da un approccio antropologico.


