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Mahler in ricordo di Abbado

”Orchestra e coro dell’accademia di santa Cecilia, insieme al direttore Myung-whun Chung, dedicano alla memoria di Claudio Abbado la Sinfonia n.2 in do minore di Gustav Mahler, una delle pagine musicali più amate dal Maestro”. Questo annuncio ha introdotto una serata di alto sinfonismo all’Auditorium di Roma. ”Risorgerai, certo risorgerai, dopo breve riposo, mia polvere”: queste le parole dell’ode di Klopstock che, in Mahler, hanno fornito il la a una delle pietre miliari del sinfonismo mitteleuropeo, la Sinfonia n.2, detta Resurrezione, componimento in cinque movimenti per soprano, contralto, coro e orchestra, che debuttò a Berlino il 13 dicembre 1896. Il compositore si trovava ad Amburgo, al funerale di Hans von Bulow, personaggio chiave della vita musicale di fine Ottocento, la cerimonia memorabile rivive per noi nel dettagliato racconto di Joseph Bohuslav Forster: la musica fu protagonista assoluta della commemorazione, in programma un corale dalla Passione secondo Matteo di Bach, una lettura dalle sacre scritture, un sublime corale intonato dalle voci bianche della chiesa di san Michele, l’orazione funebre del pastore luterano Behrmann e infine un corale dalla Passione secondo Giovanni di Bach. La scintilla creativa scoccò per Mahler all’ascolto del canto dei bambini, mentre intonavano il testo poetico di Klopstock. Fu un vero corto circuito, Mahler aveva trovato in quell’istante, ascoltando la purezza di quei suoni, la chiave per portare a termine la sinfonia in do minore, chiusa nel cassetto incompiuta da quattro anni.

L’idea dell’eterno ritorno di Nietzche sembra circolare in ogni passaggio dell’opera, proprio come la stessa rivoluzionaria visione filosofica, di lì a poco, avrebbe dettato a Richard Strauss il suo Così parlò Zarathustra o a Frederick Delius il Corale Mass of life.

Gustav Mahler era direttore d’orchestra e cantore dello spirito del tempo, tra i più osannati dall’intellighentia della Vienna fine Ottocento, brillante culla di cultura. In questi giorni la figura del musicista è rievocata anche grazie all’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, Creatura del desiderio, edito da Skira, che racconta la travolgente passione amorosa del pittore Oskar Kokoschka con la vedova di Gustav, Alma, anche lei musicista e considerata ”la più bella donna di Vienna”. Nella loro tormentata relazione lo spettro del compianto musicista e marito di Alma diventa una vera persecuzione nel cuore fragile del pittore, devastato dalla gelosia per il passato della donna.

La bacchetta di Chung ha diretto magistralmente l’esecuzione, forte di una consolidata amicizia e intesa coi musicisti, maturata soprattutto nel periodo dal 1997 al 2005, quando è stato direttore principale orchestra e coro dell’accademia di santa Cecilia. ”La mia esigenza a esprimermi musicalmente – sinfonicamente – inizia solo quando dominano le oscure sensazioni, e dominano sulle soglie che conducono all’altro mondo, in cui le cose non si scompongono più nel tempo e nello spazio”, scrive Gustav Mahler a Max Marschalk in una lettera del 23 marzo 1896.

La Sinfonia n.2 è un percorso spirituale in forma di suoni: la marcia funebre iniziale è pretesto per il dipanarsi del discorso poetico che permea l’opera, fino alla catarsi della resurrezione. L’andante, pieno di grazie elegiaca, crea un contrasto coi toni cupi del primo movimento, così come lo scherzo introduce note di amara ironia. A questo punto Mahler inserisce un movimento affidato all’intensa voce di contralto, l’Urlicht, un lied tratto dalla raccolta di fiabe e storie popolari redatta a quattro mani da Brentano e von Arnim, Il corno magico del bambino, ”O rosellina rossa! L’uomo è nella più grande miseria! Preferirei essere in cielo”.

Finalmente nella quinta sezione della sinfonia si coglie l’idea di fondo di Mahler, quella folgorazione ricevuta al funerale di von Bulow: nel possente coro finale, in un crescendo che mette i brividi, la morte è riscattata da una grandiosa resurrezione, espressa musicalmente nella trionfante tonalità di mi bemolle maggiore. Siamo di fronte al giudizio universale, topos caro ai grandi artisti: squilli di trombe militari, suono di campane tubolari suggeriscono la liberazione imminente, note ribattute e trilli di flauti e ottavini introducono il canto degli uccelli, classico simbolo che preannuncia il graduale risveglio della natura.

Il finale è un vortice armonico, si chiude il cerchio di una composizione che è un viaggio verso la redenzione e l’immortalità dell’anima: «Morirò per vivere, risorgerai, si risorgerai, mio cuore, in un attimo», canta il grande coro, prima che gli interminabili attimi di silenzio che precedono lo scroscio degli applausi, ci lascino senza parole restituendo tutta la sacra potenza dell’arte musicale.

 

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