Opere semplici e per questo immense animano una esposizione che si ispira alle parole di Richard Bacht lasciando che quattro mani, tutte diverse, tutte figurative, tra tratti di matite, gesti soavi, colori delicati e sguardi cupi mostrino come ‘basta poco’ per lasciarsi andare alle emozioni, alla semplicità, alla grandezza espressiva. Luigia Cuttin si avvale della delicatezza quasi inconsistente dei tratti per dire di mondi trasognati in cui i bimbi si perdono: un’arte diversa dalla consueta figurazione, in cui i toni tenui sono i primi attori di un mondo aggraziato e piacevole e i bimbi sono il dettaglio immancabile senza cui quella delicatezza perderebbe i contorni. Marco Fabozzi esprime tutta la sua grandezza in due opere a colori dai toni intensi e cupi. Il bianco e nero delle ultime produzioni lascia il posto a volti dai toni mai perfettamente visibili, profondi ed intensi dove gli guardi dei protagonisti incastrano la mente del pubblico: un’arte di impatto ed originalissima. Elena Mantovan lascia che le emozioni individuino il personaggio da rappresentare per destreggiarsi con acquerelli pregevoli e raffinati dai toni soavi e delicati insieme. Un’ arte delicata, leggera e sobria in cui i protagonisti appaiono gli eletti di mondi irreali e per questo grandiosi. Milena Tortorelli punta la sua attenzione sulle inquadrature, un’arte raffinata, elegante, frutto di un attimo che diviene definitivo nella scelta dei soggetti e dei toni. Quanta rapidità in quella mano, quanto slancio in quei tratti che sanno impressionare l’osservatore tra freschezza e grandiosità.


