Un’indagine critica sull’arte contemporanea, frutto di un ciclo espositivo che la galleria napoletana ha espresso nell’arco del 2013. Dieci gli artisti in mostra, fra i più rappresentativi sullo scenario nazionale ma tutti di matrice campana, ciascuno col suo particolare linguaggio. Sessanta le opere, tra tele e scatti fotografici, accomunate dall’intento di “sedurre” il visitatore, appassionandolo e trascinandolo in un racconto di cui anch’egli è protagonista. Si tratta di Seducenti Immagini, la collettiva organizzata e curata dalla galleria d’arte contemporanea Spazio Nea con Alfonso Amendola, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e al Turismo del comune di Napoli, che inaugura oggi pomeriggio alle 18 al palazzo delle Arti di Napoli (Pan). Gli artisti sono Aniello Barone, Raffaele Canoro, Peppe Capasso, Giovanni Di Capua, Marcello Di Donato, Fabio Donato, Salvatore Emblema, Mario Franco, Costabile Guariglia e Giuseppe La Mura.
Sono tutte suggestive soluzioni quelle ideate da questi talentuosi artisti. Le tecniche espressive si miscelano con armonia, con il risultato che le seducenti immagini vengono fuori in tutta la loro creatività e unicità. Come nelle tele di Raffaele Canoro, dove maschere grottesche fendono l’oscurità per mezzo di una fioca luce. O nei lavori di Giovanni Di Capua, dove un fantoccio alienato dallo sguardo fisso, assente a se stesso e al mondo, resta appeso a fili manovrati da mani invisibili. Un viaggio nel carattere minaccioso della natura umana parte dalle opere di Costabile Guariglia dove la pulsione erotica viene colta nella sua essenza ancestrale. E se il senso di precarietà emana dalle tele sfilate di Salvatore Emblema, fragilità e caducità sono protagonisti nell’opera di Peppe Capasso, dove esplode in modo violento il contrasto tra un narcisistico attaccamento al corpo e il destino di morte, che tutto annulla in un irreparabile non sense.
Così come tutto annullano i sacchetti di rifiuti che, negli scatti di Aniello Barone, rovinano sui sinuosi paesaggi della Campania felix, testimonianza del sacrificio della bellezza sugli altari della soddisfazione, in un processo di autodistruzione dai toni consolatori. Paesaggi urbani vengono immortalati anche dalla macchina di Mario Franco, ”in un estasi soft tech, con un sottofondo sacrale, rituale di utensili e onde che suggellano il sacrificio collettivo alla nuova affettività” (A. Rainone). Ancora scatti, questa volta a firma di Marcello di Donato (South Africa) che imprime all’immagine una classicità contemporanea, o di Fabio Donato in cui il concetto di transitorietà della materia è esaltato dalla composizione per fotogrammi. Si chiude con Giuseppe La Mura, il cui concept è il racconto, lo sguardo che modella il tempo degli eventi sino a trovarne l’espressione.
Fino al 28 febbraio, tutti i giorni, escluso il martedì, dalle 9.30 alle 19.30. Domenica dalle 9.30 alle 14.30. L’ingresso è libero. Info: clicca qui.












