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L’arte della Compagnia di Gesù

Molto spesso si associa all’arte barocca la Compagnia di Gesù, l’ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola nel XVI secolo. Di fatto, c’è sempre stato uno stretto legame tra i gesuiti e il barocco. La ricerca artistica è stata un elemento costitutivo della storia dell’ordine. Anche se Ignazio di Loyola non parla mai in maniera esplicita di arte o di ricerca estetica, il santo gesuita riflette tuttavia sull’immagine e sulla sua valenza simbolica. Lo esplicita molto bene quando propone al fedele che si accinge a pregare di ricostruire la scena che i vangeli dipingono solo per rapidi accenni, di entrare lui stesso nelle scene, di contemplare i personaggi, osservando i gesti e ascoltandone le parole, cercando di riconoscere sentimenti, pensieri, il modo con cui sono tessute le diverse relazioni tra i personaggi. L’immagine diventa così centrale nella preghiera. Se la Compagnia non “inventa” il barocco, certamente aiuta a portare alle estreme conseguenze le sue diverse componenti teologiche, antropologiche e politiche. Insomma, a differenza di quanto tendeva ad affermare la Riforma protestante, tra parola e Immagine non ci può essere contrapposizione ma integrazione, dialogo. Nota è la familiarità della Compagnia con Rubens, che era prefetto delle Congregazioni mariane di Anversa, ramo laico della Compagnia di Gesù. Oppure ancora con il grande eclettico Gian Lorenzo Bernini, e ancora con Nicolas Poussin, Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Jacopo da Bassano, Paolo Caliari detto il Veronese, Francesco Solimena, Luca Giordano, Carlo Maratta, Guido Reni, Pietro da Cortona, Ambrogio Figino, Murillo, Guercino… Il grande pittore Andrea Pozzo era lui stesso gesuita.

Un percorso su alcune opere commissionate dalla compagnia, confrontate con i dipinti di Caravaggio, è oggetto di alcune conferenze nella galleria San Fedele di Milano. Caravaggio dipinge il dramma della scelta di fronte alla chiamata di Dio. Per l’artista lombardo, infatti, la vita non avviene sotto la luce solare di una chiara evidenza. C’è tensione, dolore, sofferenza. Il forte chiaroscuro delinea la profondità e la drammaticità di una consapevolezza di vita che si mette in gioco e non accetta semplificazioni. Nei suoi dipinti, le figure sorgono dal fondo scuro, come se fossero testimoni della natura di tenebra dalla quale emergono. La natura umana è fatta di ambiguità, di contraddizioni. La vita dell’uomo è lotta, campo di battaglia. L’intensità del chiaroscuro rivela il dramma tra vita e morte, tra peccato e redenzione, tra schiavitù e libertà. Nelle sue opere, come nella Vocazione di Levi (accanto, particolare) a Roma, si gioca il senso della vita, nell’intensità drammatica di un istante: «Vieni, seguimi!». In quella chiamata di Cristo a Levi, che dopo il suo sì sarà chiamato Matteo, si decide il senso di tutta l’esistenza. Tutto è racchiuso in un accogliere o in un rifiutare, in un lasciarsi avvolgere da un intenso raggio di luce che irrompe improvvisamente nella scena – Cristo è luce – o lasciare che la propria vita ripiombi nell’oscurità.

Al contrario, nelle rappresentazioni proposte dalla Compagnia di Gesù, ogni lotta appare conclusa. Ogni scelta già compiuta. Il male è già stato definitivamente vinto. La luce ha già trionfato sulle tenebre, la vita sulla morte. E la visione della Gloria divina è possibile già nel nostro mondo terreno, negli squarci d’infinito che si aprono nelle navate delle chiese. È questo il segreto dell’arte barocca. La visione del soprannaturale, di Dio che si mostra alla visione dell’uomo, come si vede nelle volte della Chiesa del Gesù, con la rappresentazione del Trionfo del nome di Gesù, del Baciccio, e nella chiesa di sant’Ignazio, con l’Allegoria dell’opera missionaria della Compagnia di Gesù, di Andrea Pozzo, è già possibile in questa nostra vita terrena. Se Caravaggio rappresenta il dramma della scelta tra il bene e il male, tra Dio e il peccato, la Compagnia di Gesù fa emergere la gioia della visione della bellezza di un Dio che ha trionfato sulla morte.

 

Dopo gli incontri del 12 (l’arte dei gesuiti: la gioia della visione. Bernini, Rubens, Baciccio, Pozzo) e del 21 gennaio (Caravaggio: tra luce e tenebre: il dramma della scelta) il terzo appuntamento sull’“arte” della Compagnia di Gesù, a cura di Andrea Dall’Asta S. I. è atteso il 28 gennaio con una visita guidata, La chiesa di san Fedele a Milano: un percorso simbolico. Piazza San Fedele 4, Milano. Info: 0286352201; www.sanfedele.net

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