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Il fuoco vivo del Salento

Un monumentale cumulo di fascine arde sprigionando nell’aria fumi annebbianti e migliaia di faville incandescenti e crepitanti. Il suggestivo falò, noto in gergo salentino come la Fòcara, rischiara a giorno e infiamma di colori e sagome rosseggianti la temperata notte di Novoli, un antico feudo a nord di Lecce, per celebrare sant’Antonio abate venerato protettore di contadini, agricoltori, macellai, eremiti e animali domestici e autorevole taumaturgo invocato per guarire da terribili morbi. Tra sacro e profano, tra credenze popolari e dottrine religiose si porta in scena il fuoco, un medium catartico e catalizzatore che qualifica anche, insieme ad altri attributi, l’iconografia del Santo abitualmente ritratto con tale elemento accanto ai piedi o posato sul liturgico libro. Le fiamme, con l’allusione al male degli ardenti o fuoco di sant’Antonio (in tal modo è conosciuta in Salento la patologia dell’herpes zoster e di altri malanni) e la leggenda del virtuoso che vaga negli Inferi per contendere le anime dei peccatori agli stessi demoni, partecipano a tessere il complesso simbolismo associato alla saga della Fòcara; da evento di mero folclore, esso si è tramutato nel tempo in scenario rilevante per gli studi sul patrimonio culturale immateriale del Salento e sulla demo-etno-antropologia, come rivelano altresì i documentari della National Geographic e dell’Istituto Luce dedicati al falò di Novoli. Notevole inoltre l’interesse che la Fòcara, con tutto il background di immagini, sonorità, interrelazione tra astanti e ambiente, senso del luogo e spazio vissuto, sollecita nell’individuazione dei modelli di paesaggi culturali salentini.

Dopo l’exploit della scorsa edizione con la scenografica pira impiantata da Mimmo Paladino, anche per l’installazione del nuovo anno, si è fatto ricorso a un singolare maestro delle arti internazionali, Hidetoshi Nagasawa che, con la consulenza artistica di Anna Cirignola, ha ideato la costruzione e firmato il manifesto d’autore della Fòcara 2014. Accorto conoscitore e cultore di questo incomparabile, per fascinazione artistica, culturale e paesaggistica, lembo di terra solcato da due mari e incessante crocevia di genti, mercanzie e saperi, l’artista ha insediato nella piazza del paese una solenne piramide conica, con apertura frontale e ingentilita da una spirale attorta verso il cielo, che si erge maestosa dominando le tipiche costruzioni bianche e le familiari facciate in pietra leccese, consumate dal sole e dal vento, che le fanno corona. Vien da pensare al passato, ai furnieddhi, alle pajare, le caratteristiche costruzioni coniche dell’architettura rurale salentina che, oramai sporadicamente, sopravvivono in alcune campagne dell’entroterra, oppure al tipi o teepee la tradizionale tenda degli indiani d’America o a quelle dei Sami (o Lapponi) del Circolo Polare Artico o ancora, a ritroso nel tempo, alle spartane capanne giapponesi di terra e paglia o a quelle primitive intessute con legno, fogliame, tessuti e pellami assemblati con il fango. Da abile narratore della quotidiana realtà e dei miti più avvincenti Nagasawa fonde audacemente Oriente e Occidente, la propria cultura d’origine e quella d’adozione, la scultura e l’architettura, la religione cristiana e la filosofia zen, il misticismo e il folclore in una sintesi armoniosa di passato e presente, affrescando la buia notte novolese con un apparato, se pur effimero e fugace, di originale creatività e di autentica spiritualità, lignaggio mai obliato del suo Giappone. La saga della Fòcara, con il cerimoniale dell’accensione e della combustione, con le fiamme che avvampano alte e minacciose riscaldando il corpo e placando gli animi, con il crepitio caratteristico della legna che brucia e il pungente olezzo che pervade l’aria e si diffonde lesto impregnando abiti e cose, è certamente un evento, un rito, non solo uno spettacolo pittoresco, al quale val la pena di assistere: il Salento più autentico e dinamico è soprattutto questo. Un Salento operoso che si osserva anche nei mesi precedenti la festa, nei cantieri della Fòcara, allorché i novolesi con carri e carretti colmi di tralci di vite rinsecchiti, scarti delle avvenute vendemmie nelle vicine terre del Parco del Negroamaro, il buon vino salentino, si riversano in piazza per depositare il prezioso carico; l’opera, soprintesa da Nagasawa che ha lavorato di concerto con i maestri costruttori del falò, è un organismo in progress e con le proprie dimensioni, venticinque metri di altezza per venti di diametro e con perlomeno ottantamila fascine che la compongono, si pone come il fuoco più grande d’Europa.

Alla festa del fuoco e alla Fòcara sono legate altre iniziative di arte, di cultura e di enogastronomia sostenute dalla fondazione Fòcara di Novoli che si propone di salvaguardare e tramandare valori, senso e forma delle tradizioni locali: dai laboratori didattici sulla cultura immateriale ai Dialoghi della Fòcara con workshop su questioni di diritti umani e di processi di pace, dai gemellaggi o scambi culturali con altre città su temi religiosi, del fuoco e del carnevale fino alle rassegne FòcarArte e FòcaraFestival caratterizzato da world music e contaminazioni musicali. Di grande interesse il premio Fòcara fotografia con un riconoscimento annuale assegnato a un fotografo di fama internazionale invitato a Novoli, Letizia Battaglia per il 2012 e Peppe Avallone per l’anno in corso, per realizzare delle immagini dell’evento poi conservate nel museo di Storia della tradizione novolese in via di costituzione e il Manifesto d’autore inaugurato con l’opera sulla Fòcara e con la personale di grafica di Paladino nel 2012 e seguitato per questa edizione con i lavori di Nagasawa. Presente nella cittadina leccese anche Emir Kusturica protagonista del docufilm di Gianni De Blasi A fuoco, una ricostruzione dell’antica festa salentina.

La Fòcara di Novoli ritrae attraverso la tradizione popolare, rurale e religiosa del territorio, l’identità culturale e sociale del Salento, e anche della Puglia in generale, che dopo secoli di oblio e di accettazione, imposti più che intenzionali, ha ritrovato in sé la vitalità per risollevarsi e il Fuoco, con il suo magico rituale di purificazione e di iniziazione, suggella prepotentemente tale rinascita.

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