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L’ascensore della discordia, la polemica continua

Continua sulle pagine della Repubblica la polemica sulla Veneranda fabbrica del duomo di Milano. Nella prima lettera, inviata il 14 novembre scorso, Salvatore Settis imprecava il cardinale Angelo Scola di non arrendersi al dio denaro bloccando la costruzione della torre ascensore e della terrazza bar sul celebre monumento (prevista in occasione dell’Expo 2015), in quella pubblicata oggi sulle pagine del quotidiano nazionale lo storico dell’arte riporta la risposta ricevuta dal prelato il quale lascia ogni decisione alla veneranda fabbrica e il suo personale giudizio a riguardo. Settis paragona il cardinale a Ponzio Pilato, sostenendo come «si stenta a immaginare certe parole in bocca ai suoi predecessori quali Carlo e Federico Borromeo, Giovanni Battista Montini, Carlo Maria Martini, per non dire di sant’Ambrogio che nella sua chiesa si sentiva tanto padrone da negarvi l’accesso all’imperatore Teodosio». Non risparmia neanche il ministro Lupi che sostiene la costruzione dell’ascensore definendo così il duomo « più attrattivo e visitabile». A far polemica non è però soltanto Settis ma anche Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai, che il mese scorso in una lettera aperta al ministro Bray considerava il duomo milanese «il luogo più sacro della città, un luogo di preghiera mentre l’ascensore un’operazione di marketing che prevede il trasferimento del 20% dei biglietti a uno sponsor privato», citando il codice di diritto canonico e l’ordine esplicito qui riportato in cui «nelle chiese non si apra mai alcun ingresso o finestra verso case di laic; e in caso vi siano ambienti (loca) sotto il pavimento di una chiesa o sopra il suo tetto, non vengono mai adibiti a uso meramente profano». Chissà come andrà a finire questa storia, sicuramente ne sentiremo ancora e a lungo parlare.

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