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Dalla stampa al museo

Dopo un inizio in sordina, nel 1940 la fotografia fa ufficialmente il suo ingresso trionfante nell’Olimpo delle arti: in quell’anno all’interno del museo Moma di New York nasce il dipartimento di fotografia e da quel momento la fotografia viene riconosciuta come l’arte per eccellenza dell’era moderna. Proprio da questa fondamentale data si apre il terzo volume della collana Skira dedicata alla storia dell fotografia: La fotografia, dalla stampa al museo 1941–1980, a cura di Walter Guadagnini con testi di Urs Stahel, Francesco Zanot, Camiel van Winkel. (60 euro, 304 pagine). Il corposo volume affronta anni fondamentali per lo sviluppo dell’immagine fotografica come arte: è in questi decenni che nascono i grandi nomi della fotografia in bianco e nero, maestri indiscussi per tutti coloro, professionisti o semplici amatori, che faranno di una vita dietro l’obiettivo la propria ragion d’essere. L’eleganza di Henri Cartier-Bresson e la continua ricerca di Eugene Smith, la nascita dell’agenzia Magnum e dei molti validi reporter che lavoreranno per lei, la grande diffusione delle riviste illustrate con i celebri servizi fotogiornalistici, da Life a Paris Match a Epoca.

«Sono gli anni – scrivono i curatori – in cui emergono i protagonisti del neorealismo italiano e della fotografia umanista francese, un mondo che trova la sua sintesi perfetta nell’esposizione The family of man del 1955. Ma è anche il periodo in cui inizia a incrinarsi la sicurezza della fotografia nella sua capacità di guardare e raccontare oggettivamente il mondo; figure come Robert Frank, Ed van der Elsken, William Klein aprono la strada a quel documentario soggettivo che Urs Stahel analizza in uno dei tre saggi che compongono il volume insieme alle monografie dedicate ai singoli autori ed eventi». Zanot spende il suo scritto alla portata rivoluzionaria della fotografia a colori mentre Camiel van Winkel accende un focus sul fotoconcettualismo. Oltre duecento immagini su più di trecento pagine, compresa una puntuale e vasta bibliografia, per raccontare i fotografi e le correnti che insieme, seppur in modo diverso, contribuirono a gettare le solide basi della fotografia contemporanea e dei suoi successivi sviluppi in linguaggi visuali.

 

 

 

 

 

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