Il Grand Jeté di Luciano Usai

Roma

Attimi di luce, frammenti di corpi, un obiettivo in grado di fermare il movimento e creare emozioni. Questo è Luciano Usai. La sua opera è come poesia che si muove, mentre si trascina nel soffio vitale di uno scatto. È in mostra fino al 19 gennaio nello splendido scenario di villa Brasini, a Roma. Tutti i suoi scatti ci parlano di lui e della sua sensibilità, raccogliendo il pensiero unanime di chi ama quella splendida arte chiamata danza. Ci presenta personaggi famosi, come Alessandra Ferri o la compianta coreografa Pina Bausch, e personaggi comuni, come alcune bambine durante un saggio di danza. Sono immagini che evocano la leggerezza e la grazia della musica. Per rendersene conto basta osservare le piccole cambogiane mentre si apprestano a compiere l’apsàras, una tipica danza rituale del luogo. Immagini sonore dunque, sfocate ma al tempo stesso nitide in ogni dettaglio. Nonostante nascano nell’era del digitale, le fotografie di Luciano Usai non sono elaborate al computer ma semplicemente scie di colore che ne svelano a pieno la propria aura. Si potrebbe definire Luciano Usai come «l’antropologo della fotografia» in quanto ogni suo scatto, ogni istante immortalato racchiude in sé una storia, un linguaggio o una situazione che si evolve nel tempo. Grand Jeté dunque, un incontro con l’esistenza femminile che danza nelle diverse culture del mondo dipanandosi come un memoriale di attimi e frammenti pronti a incantare lo sguardo di chi li osserva.

Luciano Usai nasce il 31 luglio 1972 a La Maddalena ma cresce e si forma a Roma, appassionandosi precocemente alla fotografia. Conosce Arturo Patten con cui intesse un rapporto di reciproca stima e amicizia che non mancherà di influenzare alcune scelte del giovane fotografo. Attratto dalla luce e dall’interazione tra questa e l’architettura, gli oggetti e le persone, parallelamente all’attività di fotografo di scena, disegna e cura le luci per spettacoli teatrali, cortometraggi e documentari. Dal 2001, per poter seguire meglio le movenze dei ballerini che ritrae, inizia a studiare danza classica con Elisabeth Mac Dowell. Da questi due anni di studio nascono le prime immagini in cui Usai, in una meditata riflessione sull’arte di Degas, usa la macchina fotografica come un pennello.

Fino al 9 gennaio, Villa Brasini, Roma. Info: www.lucianousai.com