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Il Macro si fa in tre

Le contaminazioni linguistiche di Renato Mambor, il paradosso del doppio di Gianluca e Massimiliano De Serio, l’allestimento inedito di parte della collezione permanente: ecco le tre nuove esposizioni che il Macro inaugura oggi e rende visibili fino alla prossima primavera. Nato a Roma nel 1936, Mambor diviene presto un illustre esponente della Scuola di piazza del Popolo contribuendo a tenere viva la scena artistica capitolina negli anni Sessanta e Settanta; trenta sue opere dedicate al teatro, comprese nel ventennio che va dal 1969 al 1989, approdano al Macro raccolte nella mostra, visibile fino al 4 maggio, Atto unico, a cura di Benedetta Carpi De Resmini. «Uno scivolamento, quasi involontario, dalla pittura al teatro», come lo definisce lo stesso artista nelle citazioni che accompagnano la visione dei suoi lavori, «un avvicinamento all’arte scenica come forma di sperimentazione per tentare di creare una sorta di metalinguaggio», come precisa la curatrice. Dalle Azioni fotografate, in cui Mambor congela un’azione e la sviluppa dandole un nuovo significato, alla scultura Trousse, concepita come uno spazio fisico che diviene mentale, le opere proposte si muovono al confine tra varie forme espressive in cui la realtà viene indagata a cominciare dalla sua intrinseca relazione tra soggetto e oggetto. Tanto materiale originale, fotografie di scena, bozzetti, allestimenti e disegni, si trova nei cassetti dei due grandi archivi posti al centro della sala, a testimonianza dei primi passi della carriera artistica mossi da Mambor nel mondo del cinema come sceneggiatore e cartellonista.

Uno scatto fotografico può essere paragonato a una seduta di psicanalisi quando i soggetti che si riprendono a vicenda sono due gemelli e il loro lavoro, dal titolo Esecuzione, in programma fino al 4 maggio, nasce sulla scia dell’autoritratto così come sviluppato nella storia dell’arte e modernizzato dai nuovi mezzi tecnologici. «Un ossimoro artistico dove si ricerca la presenza continua del gesto e dove ci si scontra con l’assenza del risultato», così Gianluca e Massimiliano De Serio definiscono la loro videoinstallazione in cui indagano il tema dell’identità vissuto da due gemelli e allo stesso tempo portano avanti una riflessione sull’ambiguità del tempo e sull’incertezza delle relazioni tra gli individui appartenenti a una stessa società. «Questo lavoro – precisano – nasce in seguito a un periodo di crisi identitaria, relazionale e creativa per cui l’esecuzione della foto diventa l’esecuzione di un’identità che soccombe». A maggio il Macro ospiterà il loro video Un ritorno, presentato in anteprima al Castello di Rivoli in cui i due attraverso l’ipnosi regrediscono allo stato prenatale, come una tappa del tour nei musei Amaci. Ma i De Serio non trascurano i loro lavori cinematografici, sono infatti al lavoro sullo sviluppo di una sceneggiatura per una prossima produzione che li vedrà ancora una volta impegnati nel lungometraggio.

Percorsi nel contemporaneo è l’allestimento inedito di un significativo nucleo di opere, ben quarantaquattro, proveniente dalla collezione permanente del museo capitolino. Strutturata attraverso approfondimenti tematici, l’esposizione rende note al grande pubblico alcune delle opere della collezione, che ammontano a 1.300 tra quelle storiche, acquistate e in comandato, con un alternarsi tra lavori storici e più recenti. Carla Accardi, Giulio Turcato, Mario Ceroli, Perino & Vele, Marc Quinn, Mimmo Rotella sono solo alcuni tra gli artisti in mostra che negli anni hanno arricchito la collezione del museo, anche se dal 2006 non ci sono più fondi da parte del museo per nuove acquisizioni.

Macro, Via Nizza 138, Roma. Info: www.museomacro.org

 

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