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La memoria non dimentica

La memoria di chi non dimentica è un’arma a doppio taglio, ti permette di cristallizzare i ricordi gioiosi in una cassaforte del tempo da cui attingere nei momenti meno felici ma, allo stesso tempo, ti imprigiona nei momenti drammatici vissuti nel passato. La memoria di chi non dimentica è il titolo della mostra che presenta, al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, le opere maledette di Bruno Canova. Nato a Bologna nel 1925, nel 1943 viene richiamato alle armi in marina e dopo poco viene arrestato per avere tentato di organizzare un nucleo partigiano a La Spezia. L’anno successivo viene internato, in quanto partigiano, in un lager tedesco a Brüx nel Sudetenlan. L’esperienza drammatica tocca comprensibilmente l’artista che, dopo essere stato liberato, dedicherà tutta la sua vita (terminata ad ottantasei anni nel 2012) alla lotta contro le discriminazioni dipingendo l’orrore e consegnandolo alle generazioni future sotto forma di tele e disegni. A cura di Maurizio Calvesi, la personale mette in luce fino al 26 gennaio il nucleo di opere prodotte dall’artista tra gli anni ’60 e ’70, una selezione di disegni, quadri, bassorilievi opere di grande carica espressiva che, rielaborando la tecnica del collage futurista e dadaista, interpretano i fatti del passato presentandoli attraverso una critica dell’attualità messa in atto attraverso manifesti, ritagli di giornale e documenti originali inseriti nel corpo dell’opera.

“Giustamente – scrive il curatore Calvesi nel catalogo Maretti – è stato detto che Canova non è un incisore dedicatosi anche alla pittura, ma che è pittore e incisore insieme, senza gerarchie. Questo è evidente soprattutto nelle emozionanti tavole trattate a collage e tecnica mista, grandi anche di misura, come urlate da una voce che viene dal buio mai dimenticato, un buio che sa farsi pittura, straordinariamente efficaci nell’uso non formalistico ma anche documentario del collage: degne assolutamente di costituire il nucleo artistico (insieme a pochissimi altri esempi) di un museo dedicato alla memoria della Shoah e agli orrori della guerra. L’immagine pittorica impone un arresto quasi con violenza, fa da sbarramento che non puoi oltrepassare senza aver letto gli agghiaccianti bandi da cui «l’unnica asprezza» cantata dal Carducci non poteva immaginare di essere tanto insensatamente oltrepassata. Grazie a Canova di queste recuperate immagini della memoria, per sempre riportate alla luce e all’emozione dell’arte; ma anche per la sconsolata evocazione della crudeltà propria ancora dell’uomo”.

Info: www.museivillatorlonia.it

 

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