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Calatrava in Vaticano

Pittore, scultore, ceramista, ingegnere e architetto. Eclettica e poliedrica è la figura complessa ed estremamente creativa di Santiago Calatrava che arriva per la prima volta in territorio vaticano con una mostra gratuita che inaugura il 5 dicembre. Santiago Calatrava le metamorfosi dello spazio è curata da Micol Forti, curatrice della collezione d’arte contemporanea dei Musei vaticani, che pensa a un percorso di visita in grado di restituire una lettura completa della visione dello spazio e delle forme di Calatrava.

Allestita all’interno degli spazi del Braccio di Carlo Magno in piazza San Pietro, l’esposizione si articola in 143 opere (di cui una danneggiata durante l’anteprima stampa) che mettono a confronto i modelli architettonici con disegni e dipinti per creare volutamente attriti e interferenze come nel caso del progetto del Palasport dell’univesità di Tor Vergata di Roma. «I dipinti e l’architettura non hanno nessuna relazione se non quella di studiare la tensione di una forza strutturale come quella di un corpo che si appoggia su se stesso e poi trova una tensione, ad esempio in un braccio dilatato, che è esattamente la stessa che si ritrova nella vela che poi svetta e diventa un elemento autonomo», spiega Micol Forti. Gli studi di Calatrava sulla figura umana e sulle forme della natura vengono affrontati in un’ottica che affonda le sue radici nella morfologia delle piante di Goethe «alla base dell’origine del corpo umano c’è la vertebra e alla base della natura c’è la foglia. Questi per Goethe sono gli elementi primi, il che vuol dire che la struttura essenziale di ogni fenomeno sensibile deriva da un elemento originario. La caratteristica di Calatrava è quindi quella di creare un costante rapporto fra tensioni umane e fisiche del nostro corpo e quelle audaci delle sue architetture», prosegue Forti. Nelle sue sculture in legno, in bronzo, in marmo, in alabastro e in alluminio esposte, si nota l’attenzione sul concetto di staticità delle forze, di questi blocchi che trovano un equilibrio solo grazie a una tensione che si viene a creare fra due elementi che non esistono l’uno senza l’altro: «una magia dell’equilibrio che non è fatta solo di gravità ma di regole alla base delle sue sculture», afferma la curatrice. Diverse tipologie di equilibrio si ritrovano anche nelle strutture verticali come ad esempio le Torri di Malmo o di Chicago. Un verticalità che si contrappone all’Opera House di Tenerife affiancata dai lavori in alabastro per «sottolineare anche l’elemento antropomorfo, facciale poi ripreso con una declinazione completamente differente nei volti geometrici degli acquerelli dove il volto così essenziale nasce in realtà dall’osservazione di Porta Pia a Roma», sostiene Forti. Ma sono presenti in mostra anche sculture dinamiche con strutture e pannelli che cambiano la percezione cromatica, luministica e materica dell’osservatore. Da notare i disegni che raccontano la storia di padre Junipero, un missionario del ’700, a cui è dedicato il modello della Los Angeles chapel, un progetto composto da una tenda fatta di costoloni: chiesa a capanna quando è chiusa, che diventa piazza aprendosi. Si legge qui in maniera chiara il «concetto di architettura sacra, non è solo uno spazio definito, concreto, ma è anche un luogo di incontro, aperto, senza mura» precisa la curatrice. Per non parlare delle scenografie che Calatrava ha realizzato per 5 balletti del New York city ballet, in cui la luce diventa fattore scultoreo e completa l’elemento fisico delle sue strutture mobili.

Dal 5 dicembre al 20 febbraio 2014, Braccio di Carlo Magno, Colonnato di Piazza San Pietro, Roma; info: http://mv.vatican.va

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