Oltre la fine della materia

La galleria Ex Elettrofonica di Roma si tinge di blu tiffany per l’esposizione di Davide D’Elia dal titolo Antivegetativa, con testo critico di Giulia Ferracci. Uno specchio e diciannove quadri trovati in mercatini, negozi di antiquariato e rigattieri, una boa e una sedia, creano un’installazione in cui gli oggetti, quasi tutti a parete, sono dipinti, ad altezza d’uomo, di vernice antivegetativa del colore blu tiffany. La vernice antivegetativa viene usata negli scafi di vecchie navi per far sì che non crescano elementi naturali animali e vegetali, quindi anche le muffe. Ma perché utilizzarla? Questa mostra è in contrappunto con la prima personale di D’Elia alla galleria Ex Elettrofonica nel 2010, Ieri distrattamente mi volsi a considerar altrui memorie (dalle quali mi trovai rinvigorito), in cui l’artista aveva creato un ambiente di muffe diverse che reagivano in maniere differenti esposte a nord, sud, est, ovest, proprio il contrario dell’applicazione di una vernice che le blocca.

Le muffe rappresentavano la manifestazione di ciò che è invisibile nella distanza temporale che si impiega per la loro coltura e proliferazione, per la loro vita. E anche Antivegetativa accoglie il discorso sul tempo: il dipingere quei quadri lasciandone una parte si inserisce nella riflessione sulla memoria, calda, del quadro originario, e l’assenza di memoria, elemento freddo, che si risolve nella pittura blu. L’operazione è concettuale perché gioca con il rapporto figurazione-astrazione: rimane traccia del dipinto sottostante, ma contemporaneamente lo si nega. Le dicotomie presenti si inseriscono nella ricerca di D’Elia che da anni affronta la relazione fra oggetti freddi e oggetti caldi, fra elementi caldi ed elementi freddi. Il blu della pittura che ricopre le pareti e il pavimento della galleria è steso con la pennellessa, quindi non ha i contorni precisi, e ciò in contrasto con la figuratività meticolosa dei quadri di origine: altra dicotomia evidente. Un attenzione va data alla boa e alla sedia che rappresentano rispettivamente il limite spaziale che non si può oltrepassare e il tempo di lettura delle cose che si arresta e porta alla riflessione. L’intero progetto si incentra sulla realtà naturale che si ferma nella sospensione temporale. Nel testo critico di Giulia Ferracci: «Dal processo di immersione degli oggetti nel colore deriva una riflessione su un lembo di storia comune, quella delle cose, e ne scaturisce un’altra, molto più profonda, su ciò che resta oltre la fine della materia».

Fino al 30 gennaio;  Ex Elettrofonica, vicolo di Sant’Onofrio 10, Roma; info: www.exelettrofonica.com