Le prossime uscite

Roma

Settimana nelle sale che parte divertendo con la commedia diretta da Nat Faxon e Jim Rash C’era una volta un’estate (The way way back), storia del giovane e taciturno Duncan (Liam James) alle prese con l’imminente partenza per le vacanze estive assieme alla madre Pam (Toni Collette) e al suo fidanzato Trent (Steve Carell). Durante il soggiorno estivo Duncan troverà in Owen, interpretato da un caratteristico Sam Rockwell e impiegato di un parco acquatico, un leale confidente attraverso il quale potrà cominciare ad ammorbidirsi verso la vita e acquisire nuove visioni inerenti alle complicazioni famigliari e ai conflitti interiori che il quattordicenne protagonista si trova ad affrontare; un ritratto a basso budget sulla crescita, forse troppo prematura, che la veloce società di oggi sembra imporre. Restando nell’ambito della produzione americana troviamo l’attesissimo Hunger Games: La ragazza di fuoco (The hunger games: catching fire), secondo capitolo della saga tratto dal romanzo in tre atti di Suzanne Collins nel quale Jennifer Lawrence veste nuovamente i panni della campionessa Katniss Everdeen, eroina che dopo aver vinto gli Hunger Games deve attraversare il famigerato tour dei vincitori lasciando così famiglia e amici. Francis Lawrence dirige con maestria la sua protagonista che stà evolvendo con una coscienza ed un’etica sempre più accentuate ma anche più destabilizzanti, perché temi da difendere con convinzione e determinazione in un’opera filmica dall’esplosia regia. È dall’India invece che arriva unna commedia dallo sfondo culinario: Lunchbox di Ritesh Batra con Irrfan Khan e Nimrat Kaur. Il film si basa sulla storia e sull’amicizia virtuale di una casalinga con la passione della cucina e un impiegato prossimo alla pensione; una commedia degli equivoci che intraprende il tema della comunicazione scritta fatta di idealizzazioni e speranze tra lo scambio confidente di due vite costituite anche da una certa solitudine e che prenderà forma in una probabile relazione. Khan realizza una pellicola di grande attualità che riflette in qualche modo il diffuso relazionarsi oggi; quello “digitale” che va a contrapporsi a quello “vecchio stile” degli interpreti del film di Pierfrancesco Diliberto La mafia uccide solo d’estate, storia d’amore tra il piccolo Arturo e la sua compagna di scuola Flora sullo sfondo di avvenimenti mafiosi tra gli anni settanta e novanta in una Sicilia raccontata in maniera alternativa. Il film segue la crescita di Arturo in parallelo ai ritratti mai banali dei grandi protagonisti che hanno combattuto la mafiain quegli anni. In una settimana cinematografica variegata di generi probabilmente quello più attuale resta l’opera tedesca di Philip Gröning con il suo La moglie del poliziotto (Die frau des polizisten) interpretato da Alexandra Finder e David Zimmerschied; nell’apparente ritratto di famiglia nel quale tutto sembra tradizionalmente perfetto si nasconde una moglie stremata per mantenere ad ogni costo il benessere della propria figlia nonostante il rapporto col marito sia radicato nella violenza. La donna si trova in una lotta esistenziale segnata anche dai forti condizionamenti sociali dove al centro si trova l’amore devoto nei confronti di una figlia e della sua salvaguardia. Il tema della violenza sulle donne va a incrociarsi con le nuove tecnologie di African Safari 3D (per vedere il trailer clicca qui) nell’imponente documentario diretto da Ben Stassen; rappresentazione di un viaggio straordinario nei biosistemi africani.

Attraverso le migliori tecniche tridimensionali si presenta un’opera di straordinaria poesia nella quale, in modo sapiente, le nuove tecnologie filmiche vengono messe a servizio di un viaggio forte di potenti immagini e che lancia l’eterno messaggio di curarsi della natura e dell’ambiente con consapevole rispetto. È come se fossimo noi i protagonisti di questa straordinaria spedizione a viaggiare dalla costa della Namibia alla cima del Kilimangiaro, noi che tocchiamo quasi con mano gli eccezionali paesaggi e gli animali delle specie più belle. Un documentario nel quale la collaborazione tra la digitalizzazione delle immagini trova perfetto equilibrio con la naturalezza degli ecosistemi esplorati e le nuove tecniche di ripresa sviluppate da Stassen ben si compattano al deserto del Kalahari e al delta dell’Okavango. Un inno all’ambiente e al rispetto degli animali per smuovere ancora le coscienze di una società fondata dalla mancata educazione mirata a tali argomenti.