Rainaldi a Singapore

Singapore

Arriva un momento nel periodo della maturità creativa in cui un artista decide di volgere lo sguardo indietro e ripercorrere i suoi successi. Le opere che lo hanno rappresentato nel corso della sua ricerca, quelle che lo hanno reso celebre e quelle che ancora lo ispirano per nuovi lavori. Oliviero Rainaldi in queste ore sta facendo proprio questo esercizio. Nella sua mostra Works 2003-2013 ha raccolto un’antologia delle sue realizzazioni, finite nell’esposizione inaugurata a Singapore, nei locali della galleria Mucciaccia. Ha scelto una delle più prestigiose location, nella sua sede di Singapore, la città asiatica diventata negli ultimi anni un centro artistico di grande dinamismo. Rainaldi resta così sulla cresta dell’onda, con questa personale che celebra i suoi ultimi dieci anni di produzione, dopo il successo riscosso dalla mostra Aquae presso la Venice international university in occasione della 55esima Biennale d’arte di Venezia. In Works 2003-2013 sono esposte opere centrate, come sempre, sulla figura umana in bronzo, marmo e gesso che ripercorrono gli ultimi dieci anni della sua carriera, insieme a dieci tele inedite realizzate appositamente per l’occasione. Rainaldi è un grande interprete dei tempi moderni, ha fatto molto parlare di sé dopo una delle sue ultime e più celebri realizzazioni, la statua Conversazioni, dedicata a papa Giovanni Paolo II e collocata a piazza dei Cinquecento a Roma. E fu proprio il pontefice a insignirlo, in occasione del Giubileo del 2000, del titolo di accademico della pontificia Accademia di belle arti e lettere dei virtuosi del Pantheon. Il maestro Rainaldi è uno dei rari artisti contemporanei in grado di accostarsi all’arte sacra mantenendo la forza interpretativa del proprio linguaggio.

Per l’evento di Singapore ha rivelato il processo all’interno del quale si è sviluppato il ciclo di Conversazioni, con una serie di opere dedicate al futuro santo. Questa piccola mostra all’interno della più vasta esposizione raccoglie una selezione di disegni, gessi e bronzi. Peter Benson Miller, direttore della New Andrew Heiskell arts della Accademia americana di Roma, ha scritto nel catalogo dedicato alla mostra: «Oliviero Rainaldi lascia molto non detto, dolorosamente “non specificato”, preferendo scolpire e dipingere figure velate di mistero. Nel silenzio, le sue figure sussurate e i corpi vaporosi realizzati nella trasparenza acquistano volume sulla tela. La sua compostezza unita all’economia dei mezzi sono sostenute da un ricco tesoro di allusioni all’arte e al pensiero del passato. Una recente serie di dipinti, ad esempio, concepiti espressamente per questa mostra, rivisita le donne alla toilette di Degas. Egli traduce l’ossessione di Degas negli ultimi anni della sua carriera con un rituale femminile intimo in sussuri sommessi, ombre istintive e sfuggenti espresse sulla tela. Le sculture invece combinano le linee ieratiche dei Kouroi grechi con le lucente Art Deco dell’androgina statuetta degli Oscar. Tuttavia Rainaldi anima le sue opere in una maniera che suggerisce un desiderio spirituale e personale piuttosto che una feticizzazione collettiva e commerciale».

Rainaldi con il suo genio artistico sta promuovendo l’arte italiana in giro per il mondo. Dopo averlo fatto in grandi istituzioni culturali come Schirn Kunstalle di Francoforte, Otis Parson di Los Angeles, Polk Museum in Florida, Gam di Bologna, Museum National Jakarta in Indonesia e tanti altri luoghi è arrivato a Singapore, con la sua prima personale in terra asiatica. Lì dove il mercato dell’arte è più fiorente che altrove e la sensibilità di grandi committenti e nuovi mecenati sta crescendo sotto il naso di un’Europa che, al confronto, sembra ferma e stanca.

La mostra resterà visitabile fino al 16 febbraio 2014. Info: www.galleriamucciaccia.com