Qui o altrove

Fino all’8 dicembre, il museo di Roma in Trastevere ospita La rotta della speranza un’interessante personale di Ivo Batocco. Le opere presentate dell’artista marchigiano sono dedicate agli emigrati italiani e sammarinesi che lungo il corso della storia lasciarono le coste italiane per andare a lavorare nelle Americhe, in Germania, Belgio, Francia e Svizzera. Si stima che dal 1861 al 1985 tale fenomeno interessò 29 milioni di italiani e sammarinesi. Ma è soprattutto all’emigrazione verso il Belgio dopo la firma del protocollo Italo-Belga del 1946 che la mostra è incentrata.

Sono volti di minatori puer, di stanchi vecchi che riparano con ago e filo gli abiti lisi e di donne che salutano i loro cari mentre un treno si allontana i soggetti delle grandi tele. La maggior parte dei dipinti sono decontestualizzati perché la speranza e la sofferenza sono i due aspetti che accompagnano il fenomeno dell’emigrazione sempre e ovunque. Le valige di cartone presenti nelle opere sono un simbolo e una realtà che i nostri uomini hanno vissuto, sono il racconto della povertà e dei desideri di altra vita racchiusi tra quei pochi abiti portati. Tra le trentadue opere esposte spiccano le crocefissioni laiche di quei bambini e di quegli adulti che furono martiri del lavoro. Dalle miniere, in cui erano costretti a rompersi la schiena per cinque anni, uscivano malati e incapaci di lavorare e di vivere.

Grandi tele realizzate con tecniche miste sono presentati nell’esposizione di Roma, ma sono soprattutto le chine (fuori catalogo), spesso bozze dei lavori finali, a – come dichiara lo stesso autore – “spaccare” o spezzare le distanze tra l’immagine e l’osservante. Una mostra per ammirare senza dubbio opere di un grande pittore, e necessarie per non dimenticare la nostra storia e a comprendere la storia di chi nelle mnstre terre cerca quello che meno di un secolo fa noi eravamo costretti a cercare in altri luoghi.

Fino all’8 dicembre; museo in Trastevere, piazza sant’Egidio 1b, Roma; info: www.museodiromaintrastevere.it