«Sono innocente»

«Io sono solo un povero innocente». Una frase scontata, particolarmente banale anche nella letteratura che spesso la accompagna. Se non fosse che a pronunciarla (più volte, per la verità) è stato Pietro Pacciani, l’uomo processato come il mostro di Firenze e accusato di sette degli otto duplici omicidi attribuiti al maniaco delle coppiette. Arrestato il 16 gennaio del 1993 con l’accusa di essere l’autore dei delitti compiuti tra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze, Pacciani venne condannato all’ergastolo il primo novembre 1994, per poi essere assolto al termine del processo d’appello. Al momento della morte (22 febbraio 1998) era in attesa di un nuovo processo fissato per il mese di ottobre dello stesso anno. In parallelo, l’inchiesta avviata dalla procura di Firenze aveva portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di quattro duplici omicidi, i cosiddetti “compagni di merende” Giancarlo Lotti e Mario Vanni.

Una vicenda di cronaca nera, quella del mostro di Firenze, che ebbe molto risalto, suscitando particolare timore sia per la tipologia delle vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi), per il contesto (la tranquilla, bucolica Toscana) e per il possibile movente (da ricercare secondo alcuni negli ambienti esoterici). Sceneggiato da Liri Trevisanello e disegnato da Erika De Pieri (entrambi trevigiane) per Becco giallo, Il mostro di Firenze (144 pagine, 15 euro) è un graphic novel che lascia davvero poco spazio all’immaginazione. La vicende descritta prende il via il 14 settembre 1974, nel borgo San Lorenzo, località Le Fontane di Rabatta. «In un viottolo sterrato vengono trovati i cadaveri di due ragazzi di 18 e 19 anni. Sono Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore. Il corpo di Stefania è orrendamente sfregiato», scrive Francesca Beghin nella cronistoria che chiude il volume (realizzato interamente in bianco e nero).

Una scelta, ovviamente, non casuale, con anzi l’intento di rendere appieno l’efferatezza degli accadimenti. Fatti sui quali interviene la stessa Beghin, rammentando che «l’Italia, divisa tra innocentisti e colpevolisti, assiste per la prima volta a un processo unico nel suo genere, sia per la pesantezza dei capi d’accusa sia perché Pacciani diventa alla svelta un personaggio mediatico». A farle eco Michele Giuttari, l’ex capo della squadra mobile di Firenze e del gruppo investigativo delitti seriali che all’epoca dei fatti aveva indagato sul mostro di Firenze e sui compagni di merende: «Guardo tutte le date di quei delitti, le caratteristiche di quelle notti, e ancora molte cose sono da capire, da rivedere con acuta perizia, calma e lucidità». Dall’ultimo omicidio sono trascorsi quasi trent’anni.

Info: www.beccogiallo.org