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Artissima, non finisce qui

Si conclude, con un’affluenza di oltre 50mila visitatori, la ventesima edizione di Artissima. Quattro giorni di manifestazione che hanno riunito nei padiglioni dell’Oval, Lingotto Fiere, 190 gallerie di 38 diversi paesi e 900 artisti da tutto il mondo. Significativa anche la presenza di numerosi collezionisti provenienti dai nuovi mercati dell’arte, come Turchia, Brasile e Indonesia e di curatori internazionali, 45 in tutto, chiamati a occuparsi di diversi ambiti della fiera. «Sono soddisfatta del successo che abbiamo avuto dall’estero» afferma Sarah Cosulich Canarutto, organizzatrice della fiera, che proprio sul mercato internazionale aveva investito, dando spazio a 130 gallerie straniere contro le 60 italiane. Nelle quattro tradizionali sezioni, Main Section, New Entries, Present Future e Back to the Future, nomi noti dell’arte contemporanea come Mario Merz e Piero Gilardi, con due tra i lavori più costosi della fiera, si sono affiancati a nuovi talenti come Caroline Achaintre e Fatma Bucak, vincitrici del premio Illy Present Future, mentre gallerie rappresentanti Jannis Kounellis e Marina Abramović hanno convissuto con realtà nuove e in crescita come la galleria Antoine Levi di Parigi, vincitrice, tra 27 partecipanti, del premio fondazione Guido Carbone-New Entries. Il risultato è straordinario: una mostra che da sola copre cinquant’anni della storia dell’arte mondiale.

Artissima, comunque, non si conclude qui, ma estende idealmente i suoi confini oltre il polo fieristico e oltre questi giorni di manifestazione, presentando la rassegna One Torino. Cinque gli spazi espositivi coinvolti, sette i curatori internazionali, e più di cinquanta artisti, per un progetto che, fino al 12 gennaio 2014, vedrà la città di Torino confrontarsi con linguaggi artistici molteplici e cosmopoliti. I principali musei e fondazioni della città diventano contenitori di visioni differenti: fondazione Sandretto Re Rebaudengo, fondazione Merz, Gam-Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Castello di Rivoli, e la storica sede di palazzo Cavour, ospitano, da giovedì 7 novembre, cinque mostre collettive organizzate da curatori provenienti da paesi diversi.

Favorire l’incontro tra la città e il sistema artistico mondiale è l’intento di questa prima edizione della rassegna One Torino, che si propone di mantenere vivo il dialogo internazionale iniziato da Artissima e di alimentare la pluralità espressiva di cui l’evento stesso si fa portatore. Vari i linguaggi utilizzati, dall’idea di movimento e flusso espressa da Veerle, evento in continua evoluzione, curato da Chris Fitzpatrick alla fondazione Sandretto, fino ad arrivare alla staticità delle architetture pubbliche che Anna Colin presenta alla Gam con Ideal Standard Forms, con lo scopo di esplorare il rapporto che sussiste tra relazioni di potere, spazi artificiali e prodotti artigianali. Nell’allestimento di Julieta Gonzales alla fondazione Merz ritorna il ruolo protagonista dell’oggetto, ma qui l’analisi si sposta verso il rapporto di produzione tra individuo e lavoro, con un’esplorazione dell’approccio adottato dagli artisti verso il tema della produttività. Il mondo onirico e il senso di assenza sono invece protagonisti delle mostre al castello di Rivoli e a palazzo Cavour. La teatralità diventa il mezzo unificante per permettere una comunicazione fluida tra i percorsi dissimili di artisti come Vanessa Safavi, Naufus Ramirez-Figueroa, Sue Tompkins, Steven Claydon, Ian Braekwell, e si fa forte di un rapporto fisico con le architetture di due palazzi storici e ricchi di memoria.

Le mostre si strutturano come organismi indipendenti ed eterogenei ma sono sottilmente legate dall’idea di edificare spazi per esprimere l’arte. Le opere costituiscono quelle che Gary Carrion-Murayari, curatore della mostra Repertory a palazzo Cavour, definisce architetture del surreale, geometrie che ripercorrono tutte le esposizioni e che danno vita a costruzioni, fisiche e non, per racchiudere sogni, memorie, ritmi, spazi per l’immaginazione. Gli oggetti e i manufatti sono spesso protagonisti ma frequentemente compaiono decontestualizzati o umanizzati. La collezione allora sembra essere la loro organizzazione ideale nel tentativo di fermarli eternamente nei mondi che gli artisti hanno creato per loro.

Info: www.artissima.it

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