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Venti volte Artissima

Venti, per tante volte Torino ha contato l’inizio (e la fine) di una delle fiere più importanti del Belpaese: Artissima. Due invece sono le direzioni dell’evento sotto Sarah Cosulich e per altrettante volte la manifestazione ha accolto Art Editions, uno spazio particolare riservato ai multipli d’arte. Abbiamo intervistato la direttrice che racconta questo e altre novità, come One Torino, dell’edizione che scende in campo dal 7 al 10 novembre.

Seconda edizione di Artissima sotto la sua direzione: che cosa significa organizzare una delle fiere d’arte contemporanea più importanti della penisola?

«Quest’anno Artissima compie 20 anni, un numero che rappresenta la maturità e il consolidamento di un lavoro che ha origini lontane nel tempo. Artissima ha tenuto immutata in questi anni la tensione a una crescita costante, all’allargamento geografico, allo sviluppo della qualità delle proposte: è parte integrante del dna di questa fiera, che in Italia è indiscutibilmente la più sperimentale e internazionale. Artissima ha sempre voluto offrire ai visitatori una finestra sulla contemporaneità. Questo per me si traduce in un lavoro di continuo aggiornamento, di volontà di essere una voce importante locale, nazionale e internazionale, e nell’incessante costruzione di ponti con la città, le altre istituzioni e i migliori e più interessanti protagonisti del mondo dell’arte».

Cosa ci si aspetta da questa edizione? Cosa può dare alla città di Torino?

«Artissima anche quest’anno conferma la sua vocazione all’internazionalizzazione, lo dimostrano i numeri: su 190 gallerie invitate, 130 vengono da 38 diverse nazioni, 12 delle quali presenti per la prima volta a Torino. Inoltre, la manifestazione è affiancata da un grande progetto espositivo che investe cinque diverse istituzioni e sedi espositive con proposte di grande qualità. Artissima porta in città importanti curatori da tutto il mondo, musei internazionali, gallerie e collezionisti provenienti da zone geografiche nuove, anche da paesi emergenti. Tutto questo dà origine a un circolo virtuoso, a beneficio di tutto il sistema: dell’arte e di Torino. La manifestazione per la città genera un indotto importante perché richiama un pubblico eterogeneo, quello internazionale degli addetti ai lavori e quello più vasto degli appassionati. A dimostrazione che la cultura può costituire una ricchezza per Torino non solo nel contingente ma, con un piano lungimirante, può rappresentarne anche il futuro».

One Torino è la novità di quest’anno che sembra allargare gli spazi canonici della fiera. In cosa consiste il progetto?

«Già l’anno scorso, consapevoli che il coinvolgimento del territorio aumenta la capacità attrattiva della città e della fiera stessa, avevamo promosso, in parallelo al padiglione fieristico, il progetto espositivo It’s not the end of the world, che riuniva i principali musei e fondazioni di arte contemporanea di Torino. L’iniziativa ha riscosso un grande successo di pubblico e apprezzamenti da più parti, abbiamo dunque voluto proseguire su questa strada, sviluppando ulteriormente il progetto. Da qui è nato One Torino, non più un evento collaterale ma una vera e propria rassegna espositiva indipendente ma al contempo legata alla fiera: cinque mostre collettive collegate all’evento in altrettanti spazi quali il Castello di Rivoli, Gam, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Palazzo Cavour, che vede la partecipazione di 53 artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo».
Seconda volta anche per Art Editions, lo spazio riservato ai multipli d’arte. Come mai una scelta di questo tipo?

«Ho concepito questa sezione dedicata alle stampe e multipli d’arte internazionali per due motivi. Il primo per un discorso di completezza: era doverosa la presenza di una sezione che illustrasse il panorama internazionale dell’editoria dedicata all’arte contemporanea. L’altro motivo è che dall’anno scorso l’editoria è stata portata in un’area centrale della fiera per dar vita a un vero e proprio spazio di relazione, informazione, relax di qualità, con spunti nuovi e interessanti. Art Editions è una sezione alla quale credo molto e che intendo sviluppare sempre più con nuovi progetti e collaborazioni, nella stessa misura in cui si è fatto per le altre sezioni della fiera. La intendo come un laboratorio in cui sperimentare formule in continua evoluzione, come del resto è la stessa natura di Artissima».
Il multiplo è un lavoro a metà fra un’opera singola e una produzione su scala industriale. Perché investire su un multiplo piuttosto che su un giovane o su una creazione unica di pari valore?
«Rispondo con una domanda: perché non dare la possibilità di acquistare un’opera – anche se in questo caso non nella sua unicità – di un artista importante a prezzi più accessibili? Anche in un multiplo alberga lo stesso spirito che ha animato la ricerca poetica di un artista. I multipli d’artista contribuiscono a tenere vivo il mercato dell’arte anche in questi tempi di crisi economica aprendo  un mercato più ampio».

Fino al 10 novembre; Oval Lingotto Fiere, Torino; info: www.artissima.it

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