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Il giallo del museo Macro

La vicenda del Macro sta assumendo col passare delle ore un volto sempre più giallognolo. Sembra, infatti, che in Campidoglio la delibera di martedì con cui il Macro è stato di fatto snaturato della sua dignità artistica e culturale sia in queste ore oggetto di maggiori verifiche e approfondimenti. Molti sono, infatti, i punti oscuri del provvedimento, che hanno lasciato adito a molte perplessità da parte degli operatori e dei tecnici. A cominciare dalla collezione d’arte. Una collezione di grande prestigio, che comprende sia opere di arte moderna, conservate alla Galleria d’arte moderna di via Crispi, a Roma, sia capolavori di arte contemporanea, conservati alla sede del Macro in via Nizza. Parliamo di un patrimonio, però, di proprietà della Sovrintendenza ai Beni culturali del comune di Roma, l’ufficio comunale che prima gestiva il Macro e ora non più. Ora questo “spazio” è entrato in un’altra sfera gestionale: quella del Dipartimento cultura. Lo ha deciso, per l’appunto, la delibera di giunta approvata ieri l’altro. Cosa vuol dire questo atto? Che adesso il futuro dell’immenso patrimonio culturale e artistico rappresentato dal Macro è diviso tra un ufficio, la Sovrintendenza, che ha la collezione d’arte, e il Dipartimento cultura, che ha compiti molto diversi dal precedente, e che attualmente, in virtù della volontà dell’assessore ai Beni culturali Flavia Barca, ha in gestione “le mura” dello spazio. Il risultato è che la confusione regna sovrana e il timore che negli uffici del Campidoglio sia stato fatto un pasticcio è confermato dalle parole di Luca Giansanti, capogruppo in comune della Lista civica Marino, espressione diretta del sindaco: «Esprimiamo viva preoccupazione in merito alla destinazione del Macro – ha detto a Inside Art – che verrebbe scorporato dalla Sovrintendenza. Noi riteniamo che solo alla Sovrintendenza e al personale con competenze specialistiche può essere affidata la cura e la gestione delle importanti collezioni esposte e conservate nei depositi, sia per gli aspetti conservativi che per quelli che riguardano la valorizzazione e la fruizione pubblica». Espressioni che fanno pensare a una divergenza interna tra il primo cittadino e l’assessore alla Cultura Flavia Barca, che ha dato il suo via libera alla delibera “incriminata”.

Dagli uffici del sindaco di Roma Ignazio Marino prendono tempo. Parlano di una discussione ancora in corso, precisano che in realtà la delibera di giunta deve essere ratificata dal segretario generale del comune, lasciando percepire che la speranza per evitare questo  declassamento del Macro è ancora viva. La stessa linea è confermata dall’assessorato ai Beni culturali anche se parlare con la stessa Barca non è al momento possibile perché impegnata a discutere il bilancio.

Chi spera in questo cambiamento di rotta rispetto alla direzione iniziale è innanzitutto l’associazione Macro Amici, la Onlus che dal 2005 si occupa di sostenere le attività del Macro, attirando investimenti e contribuendo all’organizzazione di mostre. La presidente Beatrice Bulgari  avverte: «Se l’assessore e il sindaco non faranno un passo indietro se ne assumeranno tutte le responsabilità, soprattutto a livello economico». La sua associazione solo nell’anno corrente ha fatto investimenti per circa 150mila euro, di cui 45 per l’acquisto di nuove opere per arricchire la collezione permanente. Tutto con una speranza: che il Macro possa diventare un vero e proprio museo, autorevole, potente, con una sua fondazione, in grado di poter pianificare una progettualità artistica, una sua ricerca scientifica e proiettarsi nel gotha delle principali istituzioni mondiali dell’arte contemporanea. Per questo l’associazione da tempo ha lanciato una petizione, diretta al sindaco Marino, per chiedere maggiore sensibilità sul futuro del Macro. E alla luce di questo impegno profuso da anni per la realtà capitolina, la Bulgari si sarebbe aspettata per lo meno una convocazione da parte dell’assessore prima dell’approvazione della delibera: «Questo è uno degli aspetti che mi fa più male – dice – sono addolorata che una decisione così importante non sia stata presa coinvolgendo la struttura del Macro». E sul futuro della collezione ammette: «Lunedì prossimo abbiamo il nostro direttivo con i soci – rivela – decideremo cosa fare, ma una cosa è certa: i musei non devono essere scatole vuote, destinati a organizzare eventi. Non ci possono proporre uno spazio espositivo».

Lo stesso staff del Macro, in serata, ha inviato una lettera aperta al sindaco Marino e all’assessore Barca. Chiedono che sia nominato al più presto un direttore artistico e sia rinforzata l’autonomia nella gestione interna del rapporto pubblico-privato. Ma soprattutto che sia data continuità a questa realtà di successo «ponendo fine alla prassi di sminuire il lavoro, a prescindere e a priori; e sia dato l’ascolto e il giusto peso alle voci di tutti coloro che hanno aderito, sottoscrivendola, alla petizione   promossa dall’associazione Macro Amici».

Resta però un ragionevole dubbio. Se esiste in Campidoglio un’idea di sviluppo e di rilancio del Macro, questa non è stata ancora capita dagli operatori. Tanto da non sentirsi nemmeno nelle condizioni di prendere una posizione netta, che sia di approvazione o contrasto. In uno scenario di confusione generale la cosa migliore da fare è uscire allo scoperto e avviare un confronto con tutte le forze in campo, in modo da decidere nell’interesse del Macro e quindi anche dei cittadini romani che hanno contribuito con le loro tasche (circa 15 milioni di euro) all’attivazione di questo importante museo. O forse dovremmo scrivere per adesso semplicemente “spazio”. Perché di un museo, al momento, potrebbe restare ben poco.

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