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Espone il Gruppo 63

Per celebrare i 50 anni dalla nascita del Gruppo 63 la fondazione Marconi ospita nei suoi spazi di via Tadino una mostra dedicata al Gruppo 63, curata da Achille Bonito Oliva uno dei protagonisti del movimento. Costituitosi a Palermo nell’ottobre del 1963 per iniziativa di un nutrito gruppo di intellettuali tra i quali figurano Achille Bonito Oliva, Nanni Balestrini, Renato Barilli, Umberto Eco e molti altri il gruppo suscita presto l’interesse degli ambienti critico-letterari dell’epoca, proponendosi come movimento letterario di neoavanguardia e mirando a una rivisitazione critica della modernità. Il progetto espositivo, concepito con la fondazione Marconi, è volto a ripercorrere le personalità che degli scrittori sono state compagni di strada, condividendone l’esigenza di operare all’interno della vita moderna ma anche i principi poetici e dispositivi linguistici come ad esempio la rivitalizzazione del quotidiano attraverso l’operazione artistica. Partendo da un dialogo coevo alle ricerche del Gruppo 63 l’esposizione focalizza la propria attenzione su tutti quei lati visivi delle nuove sperimentazioni e da questo nasce l’idea di mettere in rapporto ciascuna delle opere esposte con una poesia o il brano di uno scrittore.

Ventisei gli artisti in mostra, selezionati tra quelli più rappresentativi della particolare momento culturale che, all’inizio degli anni ’60, azzera l’espressività artistica precedente percorrendo tra Milano e Roma due strade parallele: l’una, più legata all’Europa, erede del realismo radicale di Manzoni e Castellani e pronta a ripartire da zero; l’altra, messa in opera dalla Scuola di piazza del Popolo, tesa invece a collegare l’astrazione dell’Informale alla quotidianità, grazie al suo rapporto privilegiato con gli Usa.

Quel che emerge da questa temperie è una koinè fondata sullo sviluppo armonico delle varie arti, una sorta di osmosi culturale – che già preannuncia le tendenze del decennio successivo – tra diversi ambiti disciplinari accomunati dalla medesima volontà di superare l’ansia esistenziale dell’Informale, per provare a scrivere una storia diversa: astrattismo segnico e spazialismo, arte nucleare e Nouveau réalism, Azimut e pop art, arte programmata e concettuale, optical e povera. Tutte queste tendenze s’incontrano infatti negli anni ’60 in un’operazione di verifica in presa diretta non solo delle modalità di percezione ma anche delle nuove condizioni di vita e dei problemi dell’uomo contemporaneo. Questa consapevolezza di un cambio generazionale e la stanchezza per tutto ciò che è imposto dagli schemi sociali guidano artisti e letterati alla riscoperta della rivoluzione formale delle avanguardie storiche: “Le modificazioni non bastano, la trasformazione dev’essere integrale”, scriveva Manzoni a Dadamaino nel 1961.

Fino all’11 gennaio; fondazione Marconi, via Tadino 15, Milano; info: www.fondazionemarconi.org

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