È proprio vero, le superfici che un artista può utilizzare come supporto sono infinite, alcune sono tradizionali, altre assolutamente improvvisate ed estemporanee. La banana, a quanto pare, si presta al disegno per le sue caratteristiche e, a riprova di ciò, già diversi artisti si sono cimentati nella “banana art”. Matt Robinson è un artista e grafico britannico che applica leggere perforazioni sulla superficie della buccia della banana con un bisturi. I buchi che crea permettono all’aria di penetrare fino al frutto, facendo diventare quelle zone marroni e dando così vita alle sue illustrazioni. Più classici i tatuaggi di Phil Hansen che riproduce i classici, da Michelangelo a Degas e Van Gogh con una tecnica fatta di tratteggi, simile al puntinismo, che conferisce alle immagini una grande fedeltà all’originale. Un altro emblematico esempio è quello di Marta Grossi, art director e illustratrice di origine italiana ma residente a Hong Kong, che opta per delle creazioni molto più urbane, simili a quelle dei graffiti: disegni più semplici che successivamente fotografa perchè sono destinati all’immediato deterioramento. Come afferma la stessa artista le sue opere sono la colazione del giorno dopo, perchè non durano più di una notte.






