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Ossa, Partenze, Vergini

Ossa, Partenze, Vergini: tre appuntamenti per approfondire la ricerca estetica di Francesco Bancheri, artista romano già attivo da diversi anni sulla scena del contemporaneo. Alla galleria Fòndaco di Roma, incastonata tra le vie acciottolate del rione Monti, tre allestimenti monotematici si succedono ogni settimana (oggi inaugura Vergini) per poi concludersi con un’esposizione finale che racchiude le opere di Bancheri, visibili fino al 16 novembre. L’artista, classe ’77, fa sua e rivisita la tecnica dei collages utilizzando carta di giornale e vecchi libri di anatomia, a volte il pennello e i colori, per riconsegnarci un presente solo apparentemente leggero e colorato come le mongolfiere che fanno capolino da alcuni suoi quadri. Forte della sua esperienza come scenografo, Bancheri tesse un mondo materico e iconograficamente popolare attraverso uno stile puntuale che presta attenzione al dettaglio ma non si perde nella vacuità di un’esasperata ricerca nozionistica.

 «A livello tecnico – dichiara l’artista – può sembrare un lavoro non istintivo, molto costruito e ponderato, e a volte si presenta tale anche nello svolgimento, ma nella maggior parte dei casi è un lavoro intuitivo che nasce da colori, storie, immagini da accorpare in modo, non dico irrazionale, ma sicuramente istintivo. Non incollo tutta la carta, lavoro quasi esclusivamente con i quotidiani che sfoglio, taglio e assemblo. Nell’iter della lavorazione mi faccio un’idea di cosa succede, di quale auto vendono, di chi gioca domenica e di chi spara ed a chi. I giornali sono una fonte inesauribile di attualità, rimangono il mezzo più romantico dell’informazione moderna ed è giusto continuare a farli vivere vista la ricchezza di spunti di contemporaneo che possono fornire. Le opere finite che si costruiscono di ritagli di oggi vogliono essere realmente intrise di contemporaneità, cercando di far avvicinare chi guarda l’opera ad un concetto visivo diverso da quello rappresentato dai media. Trasformare, insomma, un’arma di disturbo di massa in una tenue e accogliente presenza del presente».

Come scrive di lui la curatrice, insieme a Francesca Marino e Flora Ricordy, Barbara Martusciello: “Bancheri sceglie un registro unplugged per comunicare, eliminando i rumori di fondo e riportando così l’attenzione all’essenziale. Un’ attenzione che può offrire l’opportunità di non perdersi in un’epoca e in un contesto che correndo troppo veloci rischiano di far lasciare indietro quanto di sano è ancora presente”. Accattivante la tecnica che Bancheri utilizza: le sue serigrafie impiegano la tecnica che nasce ai fini della riproducibilità dell’opera ma sono tutti pezzi unici, la lastra stampa su basi di carte a collage da lui preparate una ad una e sono, quindi, una diversa dall’altra.

Galleria Fòndaco, via degli zingari 37, Roma

Info: www.fondaco.eu; www.francescobancheri.com

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