Tarli che corrodono l’anima

Il grande ciclo di Terforation, iniziato nel 2005, approda a Firenze con la personale di Angela Glajcar (Mainz, 1970). Un titolo appositamente orientativo sull’interpretazione critica con cui affrontare le opere di carta dell’artista. Dal latino, terra e foramen, un’indagine in profondià della terra, tra le caverne del sé e lo strappo inevitabile tra le varie complesse identità dell’io. Geometria e introspezione, luci e ombre, uomo e natura: una mostra sui tarli che corrodono l’anima, come la carta, che assobono la luce per mostrare i perimetri bui di sentieri interni ancora tutti sa esplorare. La razionalità lavora sul terreno fertile e fragile della sensibilità, sulle pareti bianche della galleria si snoda, a tappe, un racconto in fieri di metamorfosi fisiche e psichiche, espressione di un’arte dalla vocazione filosofica.

Glajcar sovrappone con cura fogli di carta di diverse dimensioni, seguendo sequenze regolarmente casuali, secondo l’architettura della propria dinamica percezione dell’opera in progressivo divenire. Una continua creazione che prende forma e acquista senso proprio, e solo, nel momento stesso dell’atto, dello strappo, della scoperta della piacevolezza dello scivolare nelle profondità di quel savio declivio che, dal concreto, porta all’astratto. Una sorta di percorso frastagliato che solo in apparenza appare un tuffo nell’abisso frutto del puro istinto. La sola regola è non avere regole: non si più misurare l’incommensurabilità dell’essere.

In mostra tredici opere di diverse dimensioni, alcune appese, altre autoportanti o sospece al soffitto come immensi tunnel che affettano visioni e punti di vista. La carta si fa protagonista rubando alla luce il potere della lucidità: superfici opache e assorbenti, che hanno il potere ipnotico di pacificare i toni dolorosi di una ricerca interiore, rendendo accettabili perfino i cambiamenti, i vuoti e le rotture. Un’umana accettazione, e comprensione, dei propri limiti, mascherata dal rifiuto degli stessi; la terra ci insegna a scavare per scoprire, strato per strato, quanto di più prezioso la natura custodisce nel proprio ventre, fino a svelare, in fondo, il centro di un cuore pulsante.

Fino al 29 novembre; Eduardo Secci, via Fra’ Giovanni Angelico 49, Firenze; info: www.eduardosecci.com