Vince Colangelo per Insideart.eu

È il rapporto fra natura e artificio, quindi cultura, ad aver impressionato i lettori di Insideart.eu. Lo testimonia la vittoria, con 1.335 voti raccolti sul sito, dello scultore Gianni Colangelo. L’abruzzese (è nato a Sulmona nel 1983), si è infatti aggiudicato il premio speciale intitolato alla nostra testata, uno dei riconoscimenti collaterali legati alla sesta edizione del Talent Prize. Il suo lavoro porta d’altronde un titolo emblematico: Anatomia meccanica. Gira intorno a un teschio di mucca. O meglio, presenta una coppia composta da un pezzo originale, dunque di osso, e uno realizzato attraverso il recupero di ferri vecchi: «Racconta la contrapposizione tra il naturale e l’artefatto – dice Colangelo da Pratola Peligna, piccolo comune in provincia dell’Aquila, ancora colpito per la notizia del primo posto – d’altronde non siamo soprattutto imitatori, noi umani?». Giusto. Curiosa, la storia del trentenne assemblatore e scultore. Geometra a Sulmona, ha prima imboccato la strada musicale al conservatorio per poi virare verso una laurea in lettere moderne. Fino alla specialistica all’accademia di Belle arti, tutto nel capoluogo abruzzese. E alla scelta della più plastica delle specialità, la scultura, come mezzo espressivo prediletto. Nessuna galleria di riferimento, nessun curatore a spianargli la strada: un cavallo sciolto, Colangelo, che fa tutto da solo e va dove lo porta l’interesse. Non solo.

Anche l’affannosa ricerca di materiali poveri, di recupero, si carica di un significato fortissimo, fatto di disincanto e isolamento rispetto alla propria condizione: «Qui non c’è traccia di una speranza – racconta del territorio in cui vive e lavora, quello della Valle Peligna, un altopiano dell’Abruzzo centrale – le poche fabbriche chiudono o hanno già chiuso da un pezzo. Quando racconti che vuoi fare lo scrittore o l’artista la gente ti ride in faccia. E mi ritrovo alla ricerca di questi ferri vecchi, che poi monto in opere anche più grandi di quella che ha vinto il premio, fino ai quattro metri d’altezza». Quasi la metafora di un territorio che combatte contro la depressione. Perché, quindi, non scegliere una città d’arte o un grande centro per dare benzina alla propria inclinazione? «Perché non potrei mai permettermelo – chiude l’artista – mi piace girare, portare i miei lavori altrove, devo dire che riesco anche a vendere senza molti problemi, ma ho bisogno di tanto spazio per esprimermi. E qui ho la possibilità di utilizzare un laboratorio dove questi lavori prendono vita: a Roma o all’estero non sarebbe possibile». Certe volte, d’altronde, è proprio dalle viscere della provincia – dove la natura riesce ancora a esprimersi – che sbocciano le tendenze più genuine. Quelle che la città, in un colpo di spietata astuzia, inghiottirà (forse) in un sol boccone. Ultimo, ma non ultimo, Colangelo (alias Mad) è fondatore di un gruppo artistico dal nome esaustivo: Galleria senz’Arte né pArte.