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Immensamente Renoir

A un anno di distanza dalla visitatissima mostra di dipinti e sculture di Edgar Degas, la città di Torino ospita un altro maestro indiscusso dell’Impressionismo d’oltralpe. È la volta di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), che viene omaggiato per la prima volta nel capoluogo piemontese attraverso una ricca rassegna di capolavori provenienti, come nel caso del collega Degas, dalle collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi, che animeranno le sale della Galleria d’arte moderna e contemporanea dal 23 ottobre al 23 febbraio 2014. La mostra, semplicemente e incisivamente intitolata Renoir, è composta da una sessantina di quadri realizzati dal pittore nativo di Limoges lungo tutta la sua carriera, a cui si vanno ad aggiungere due opere “intruse” di Claude Monet e una di Giorgio De Chirico, conclusiva dell’intera rassegna, a testimonianza dell’enorme influenza che Renoir, soprattutto con il ciclo delle sue Bagnanti – presenti in mostra diversi splendidi esemplari – ebbe sul pittore metafisico. I curatori Sylvie Patry, consevatore capo presso il Musée d’Orsay, e Riccardo Passoni, vicedirettore dell’istituzione museale torinese, hanno allestito un percorso suddiviso in nove sezioni capaci di esplicitare al meglio le potenzialità narrative dell’opera di Renoir, senza rinunciare a una corretta scansione cronologica dell’insieme espositivo.

Si comincia dagli anni ottanta dell’Ottocento e dall’epoca della bohème, per passare a una splendida serie di ritratti femminili (“Noi adoriamo le donne di Renoir”, scriveva Proust) di paesaggi tipicamente impressionisti, alle nature morte, ai cicli dedicati all’infanzia, ai nudi, e trovando una degna conclusione nel già citato ciclo delle bagnanti. Un discorso a parte merita la sezione intitolata La fortunata ricerca della dimensione moderna, da una citazione del contemporaneo Emile Zola, in cui è possibile ammirare cinque capolavori, uno più bello dell’altro, in cui la straordinaria abilità del francese di vestire di luce i suoi personaggi, in particolare quelli femminili, giunge ai suoi livelli massimi: da L’altalena (1876) allo splendido dittico Danza in campagna e Danza in città (1883).

Per quanto sia innegabile che di mostre dedicate all’Impressionismo, in Italia, negli ultimi anni, se ne sono fatte fin troppe, spesso trattandosi più di operazioni commerciali che di rassegne degne di nota dal punto di vista storico critico, snobbare l’esposizione della Gam, considerandola alla stregua di una fra le tante, sarebbe un errore imperdonabile. Per fortuna, le 12mila prenotazioni fatte ancor prima che la mostra aprisse i battenti fanno ben sperare che Renoir possa replicare l’enorme successo dell’amico Degas.

 Fino al 23 febbraio 2014 alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, via Magenta 31, Torino  – Info: www.mostrarenoir.it

 

 

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