Nuovo attivismo femminile

C’è un pensiero condiviso piuttosto errato nel nostro paese, che ritiene che l’arte contemporanea italiana non sia sufficientemente degna di essere presa in considerazione e si rifugge all’estero nella convinzione che la produzione straniera sia più valida e riconosciuta nel panorama istituzionale mondiale. Non c’è niente di più sbagliato. Lungi dall’esprimere una stessa linea formale, stilistica e concettuale, le giovani personalità dell’arte italiana, nella loro eterogeneità, mostrano una coralità di voci ben distinte e un confortante stato di fermento continuo e crescente.

Lo scopo della mostra all’ex Refettorio del Complesso San Paolo di Ferrara, intitolata Now! Giovani artiste italiane, a cura di Lola G. Bonora e Silvia Cirelli, è non solo quello di aprire uno squarcio di luce nelle buie considerazioni che collocano l’arte italiana contemporanea in una condizione di staticità, ma anche quello di mostrare come vi sia un nutrito gruppo di artiste donne che lottano con le unghie e con i denti per diffondere la loro espressione artistica. Laddove ad arte e donna si associa ancora oggi un anacronistico pensiero femminista, le quattro artiste in mostra lo smentiscono, dando prova di un nuovo attivismo femminile, under 35, diffuso con l’incisivo slogan che recita un “now” breve e conciso. Difatti, come affermano le curatrici: «La mostra non vuole essere costretta a temi prettamente femminili, le artiste sono giovani donne ma rappresentano soprattutto un momento storico e la volontà di decifrare, o almeno provarci, la contemporaneità in cui viviamo. Da qui è stato anche scelto il titolo della mostra, Now! per l’appunto». Le voci variegate di queste giovani ragazze, siano esse ironiche e dure, o sensibili e delicate, mostrano comunque di essere ragionate e profondamente intelligenti.

C’è Ludovica Carbotta, classe ’82, torinese d’origine, vincitrice del premio Ariane de Rothschild 2011, che si confronta attraverso sculture e azioni con l’ambiente circostante, senza partire da un progetto a priori, ma da una suggestione, che si traduce in seguito attraverso la restituzione di una materialità che ingloba in sé tutti quegli incidenti che, alla maniera duchampiana, diventano parte integrante dell’opera. Seguono le opere di Laurina Paperina, nata a Rovereto nel 1980, la cui arte si nutre delle suggestioni che provengono dalla cultura popolare dei cartoons, riadattata in modo ironico e cinico. Le sue opere, come afferma l’artista, «Sono simili a un video games dove la finzione e l’apparenza giocano simulando la realtà». I disegni divertenti, che fanno appello a un immaginario accessibile e riconosciuto universalmente, celano sempre una morale, a volte più esplicita, a volte più velata. Ne è un esempio l’animazione video How to kill the artists, in cui le opere di artisti noti del panorama contemporaneo internazionale divorano i loro realizzatori, aggredendoli, come figli che si nutrono della carne dei loro progenitori. Di natura diversa è la ricerca di Silvia Giambrone (nata nell’81 ad Agrigento) che verte sulla sperimentazione del corpo e a come questo si relaziona con il pubblico in modi differenti, a seconda dei significati sociali che gli vengono attribuiti. I suoi lavori sono costantemente in bilico tra intimità e spettacolarizzazione, come il video Sotto Tiro, in cui l’artista è illuminata da un raggio laser che punta minacciosamente diverse parti del suo corpo nudo, creando un’interferenza visiva che turba lo spettatore. Infine Elisa Strinna, padovana di 31 anni, vincitrice nel 2011 della residenza al Pastificio Cerere di Roma. L’artista, spaziando tra il video, l’installazione e il disegno, indaga i concetti di cultura e natura, spesso considerati antitetici nella cultura occidentale, avvicinandosi per questo a sperimentazioni che ricordano le correnti artistiche orientali. Wood Songs ad esempio è un’installazione sonora composta da alcune sezioni di tronchi, incisi da un giradischi che, oltre a far risuonare il legno crea su di esso i tipici cerchi della vita. La delicata sinfonia dimostra una particolare sensibilità ai temi della natura, degna del tocco poverista di sculture di linfa di Giuseppe Penone. La mostra, organizzata dall’Udi Ferrara e dal Comitato Biennale Donna, fa parte del progetto Dentro le Mura, realizzato per la promozione della creatività giovanile.

Fino al 27 ottobre, ex Refettorio del Complesso San Paolo, Via Boccaleone 19, Ferrara; Info: www.udiferrara.it

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